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Ambiente ed energia: quali sono le competenze?

Un tentativo di fare chiarezza sul quadro dei limiti di competenza regionale nella tutela di paesaggio e ambiente


Ambiente ed energia: quali sono le competenze?

Spesso le Regioni legiferano in materia ambientale,

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ma lo fanno oltepassando i limiti e le competenze stabiliti dalla Costituzione.

Un recente esempio è dato da una legge della regione Basilicata, che, fra le altre cose, ha stabilito che – fino all’approvazione del Piano di indirizzo energetico ambientale regionale (PIEAR) – non è consentita l’autorizzazione di tutti gli impianti che non rientrino nei limiti e non siano conformi alle procedure e alle valutazioni di cui al Piano energetico regionale della Basilicata.

La legge, inoltre, ha stabilito che le procedure autorizzative in atto che non abbiano concluso il procedimento per l’autorizzazione unica siano sottoposte alla valutazione di sostenibilità ambientale e paesaggistica, secondo quanto previsto da un atto di indirizzo regionale.

Come spesso accade, quando si sovrappongono diversi livelli di competenza legislativa, sono stati sollevati polveroni giuridici, volti ad evidenziare le pecche di una normativa in contrasto con il dettato costituzionale.
E così il giudice amministrativo lucano, nell’ambito di un giudizio, ha sollevato due questioni di legittimità costituzionale, sostenendo che il legislatore avrebbe violato alcuni articoli della Costituzione – perché la normativa, così come concepita, comporterebbe la sospensione sine die di tutti i procedimenti volti al rilascio di ulteriori autorizzazioni fino all’approvazione del PIEAR; sarebbe, inoltre, in contrasto con la suddivisione di competenze fra Stato e regioni in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente – oltre a essere in conflitto con il principio secondo cui il procedimento per il rilascio delle autorizzazioni deve concludersi entro 180 giorni.

Sul punto è intervenuta la Corte Costituzionale (sentenza n. 166/09), la quale ha sottolineato che la disposizione, in base alla quale le procedure autorizzative in atto che non abbiano concluso il procedimento per l’autorizzazione unica sono sottoposte alla valutazione di sostenibilità ambientale e paesaggistica secondo quanto previsto da un atto di indirizzo regionale, non provoca nessuna sospensione dei procedimenti, limitandosi – al contrario – a indicare i presupposti che legittimano l’amministrazione a rilasciare il provvedimento autorizzativo e che, se non rispettati, comportano il rigetto della relativa istanza.

In relazione al riparto di competenze, la Corte Costituzionale ha evidenziato che la presenza di diverse competenze legislative, se giustifica il richiamo alla Conferenza unificata Stato-Regioni, non consente tuttavia a queste ultime – in considerazione del preminente interesse di tutela ambientale perseguito dalla disposizione statale – di provvedere autonomamente alla individuazione di criteri per il corretto inserimento nel paesaggio degli impianti alimentati da fonti di energia alternativa.

Per questo motivo, la Corte Costituzionale ha stabilito che l’art. 12, comma 10, del d.lgs. n. 387 del 2003 è da ritenersi espressione della competenza statale in materia di tutela dell’ambiente, in quanto, inserita nell’ambito della disciplina che ha, quale precipua finalità, quella di proteggere il paesaggio.

La prevalenza della tutela paesaggistica, tuttavia, non esclude che la disposizione, se e in quanto inserita nella più ampia disciplina di semplificazione delle procedure autorizzative all’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, possa incidere anche su altre materie (produzione trasporto e distribuzione di energia, governo del territorio) attribuite alla competenza concorrente Stato-Regioni.


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