Barak Obama passerà alla storia come il primo presidente nero degli Stati Uniti. Un uomo sul quale sono state riversate enormi aspettative di cambiamento: nelle strategie politiche, militari, economiche e non solo. Ci si aspetta uno sguardo più profondo alle problematiche ambientali, non solo statunitensi, ma mondiali, come è giusto che sia per un leader della sua caratura.
Ecco che è stata rivolta direttamente a lui la proposta di partire dall’edificio più rappresentativo della presidenza degli Stati Uniti – la Casa Bianca – nel dare l’esempio per attuare le buone pratiche di sostenibilità e risparmio energetico. La casa presidenziale dovrà diventare più eco friendly e rispettosa dell’ambiente. Nome in codice del progetto? Globama. Abbastanza emblematico, no?
Globama è portato avanti da un gruppo di aziende private statunitensi che hanno proposto al Presidente l’installazione di pannelli fotovoltaici direttamente sul tetto della Casa Bianca. Ben 102 pannelli, per un valore totale di 107mila dollari, che dovrebbero garantire – stando alle parole dei promotori – un risparmio energetico dell’81% sugli attuali consumi elettrici della casa presidenziale.
Non si tratterebbe di una novità assoluta alla White House: già nel 1979 il presidente Jimmy Carter fece installare 32 pannelli fotovoltaici, tuttavia rimossi nel 1986 dal suo successore, Ronald Reagan. Oggi, forse, i tempi sono più maturi per un deciso restyling della struttura. La quale ha il vantaggio di un’enorme popolarità e l’impatto mediatico di una sua svolta solare potrebbe portare grandi benefici in termini di pubblicità delle energie pulite.
A tal fine è stato creato anche un sito web, attraverso il quale la principale azienda promotrice dell’iniziativa – la Sungevity – espone una vera e propria lettera d’intenti indirizzata al presidente Obama, tramite un viaggio vero e proprio verso la Casa Bianca per reinstallare i pannelli fotovoltaici.
Una primo grande cambiamento è stato segnato dalla sua elezione, speriamo che tanti altri possano arrivare, come iniziative di questo genere: piccole se vogliamo, ma significative per l’opinione pubblica. Ed è da qui che si parte per i grandi cambiamenti culturali, anche a difesa dell’ambiente.







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