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	<title>Green Magazine</title>
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	<description>Green: il multiblog verde di ecologia natura e ambiente</description>
	<lastBuildDate>Wed, 17 Mar 2010 07:00:18 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L&#8217;eco-quartiere e il &#8220;paese delle pale&#8221;: due esempi da imitare</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 07:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Veglienzone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Living]]></category>
		<category><![CDATA[Le città eco-sostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[castiglione messer marino]]></category>
		<category><![CDATA[eco-quartiere]]></category>
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		<category><![CDATA[solare]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancor oggi nelle città persiste l'ignoranza ecologica. Per fortuna esistono esempi positivi non unici al mondo, come in Abruzzo e in Germania]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ben sappiamo l&#8217;energia rinnovabile, il riciclo, il rispetto per l&#8217;ambiente sono il nostro futuro.<span style="font-weight: normal"> Ma ancora oggi, purtroppo, nelle città &#8211; grandi e piccole &#8211; persiste la maleducazione dell&#8217;inquinamento, dello spreco e dell&#8217;ignoranza ecologica.</span></p>
<p style="text-align: left" lang="it-IT"><span style="font-weight: normal">Per fermare il riscaldamento globale e la conseguente <strong>nostra autodistruzione</strong> bisogna attuare un <strong>cambiamento</strong>.</span></p>
<p lang="it-IT" align="justify"><span style="font-weight: normal">Quando si parla di cambiare si ha sempre un po&#8217; paura. Ma ciò non significa modificare radicalmente le abitudini. Vuol dire solamente continuare a vivere normalmente, utilizzando però mezzi differenti, che rispettano il pianeta.</span></p>
<p lang="it-IT" align="justify"><span style="font-weight: normal">Esistono due iniziative concrete, che tutte le città del globo dovrebbero prendere a esempio.</span></p>
<p lang="it-IT" align="justify"><span style="font-weight: normal">In Italia, precisamente in Abruzzo, possiamo trovare un piccolo paese con una particolarità: è totalmente <strong>eco-sostenibile</strong>.<strong><br />
Castiglione Messer Marino</strong> (in provincia di Chieti) è stato rinominato il <strong>“paese delle pale”</strong>, proprio per la particolarità delle sue <strong>sessantasette pale eoliche</strong>, che riforniscono l&#8217;intera zona di energia pulita. Non solo eolico, ma anche attenzione per la protezione del territorio e delle aree verdi.</span><span style="font-weight: normal">La stragrande maggioranza dei cittadini di Castiglione è convinta della scelta dell&#8217;eolico, soprattutto dopo aver constatato il reale <strong>risparmio energetico</strong> che ne hanno tratto. Risparmio e buona salute&#8230; per noi e per la nostra terra.</span></p>
<p lang="it-IT" align="justify">Come già detto, Castiglione, fortunatamente, non è l&#8217;unico esempio cittadino di rispetto dell&#8217;ambiente. A <strong>Vauban</strong>, <strong>eco-quartiere di Friburgo</strong> (Germania), i 5.000 abitanti vivono in simbiosi con la terra che li circonda.<br />
Loro stessi sono &#8220;portatori sani &#8220;di iniziative volte a promuovere la salute del pianeta: uso esclusivo di <strong>energia solare</strong>, grazie ai pannelli impiantati sui tetti di tutte le case; in circolazione vi sono solamente <strong>150 auto ogni mille persone</strong> (la media italiana è di 592); chi aderisce al <strong><em>car sharing</em></strong>, ovvero condivide il proprio mezzo con altre persone, usufruisce dell&#8217;<strong>abbonamento gratis al tram</strong>.</p>
<p lang="it-IT" align="justify">Esempi che dovrebbero <strong>far riflettere</strong> tutti noi e soprattutto le nostre amministrazioni comunali.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" lang="it-IT"><strong>Si può e si deve cambiare. Per poter ancora dire “futuro”.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Energia rinnovabile e semplificazione normativa</title>
		<link>http://green.liquida.it/energie-alternative/energia-rinnovabile-e-semplificazione-normativa.html</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 07:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Quaranta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energie Alternative]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia inizio attività]]></category>
		<category><![CDATA[energia eolica]]></category>
		<category><![CDATA[energia rinnovabile]]></category>

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		<description><![CDATA[Autorizzazioni e denuncie, chi ha le competenze e come e come presentare un'istanza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000"><span>Parlare di <strong>semplificazione normativa</strong>, in materia di <strong>energia rinnovabile</strong>, significa anche affrontare il tema della linea di demarcazione fra <strong>autorizzazione unica</strong> (che già rappresenta una forma di semplificazione amministrativa, rispetto al passato) e <strong>denuncia di inizio attività</strong>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000"><span>Questa linea di demarcazione varia da regione a regione, a seconda della <strong>potenza elettrica presa come punto di riferimento</strong>, o del <strong>luogo preso in considerazione</strong>.</span></span></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Per un approfondimento collegatevi anche al <a href="http://naturagiuridica.blogspot.com">Blog</a> e al <a href="http://www.naturagiuridica.com">sito</a> di Natura Giuridica, dove potrete trovare analisi tecnico-giuridiche di queste tematiche.</em></p>
<p>Oggi in questa rubrica volevo segnalarvi un’altra sentenza amministrativa del TAR di Bari (2226/09), che prende spunto da un ricorso presentato da un privato cittadino il quale, dopo aver presentato una <a href="http://www.google.it/cse?cx=partner-pub-9267251065655497%3Awm50rfdu9f0&amp;ie=ISO-8859-1&amp;q=denuncia+inizio+attivit%C3%A0&amp;sa=Cerca&amp;siteurl=naturagiuridica.blogspot.com%2F">denuncia d’inizio attività</a>, per la <strong>realizzazione di un impianto eolico da 900 kW</strong>, si è visto comunicare dall’amministrazione procedente la <strong>sospensione dell&#8217;inizio dei lavori</strong>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000"><span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000"><span>Quali sono i <strong>documenti</strong> necessari per la presentazione dell’istanza?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000"><span>Quali <strong>soggetti</strong> legittimati alla presentazione della DIA?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000"><span>Quali sono i <strong>poteri comunali</strong>?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000"><strong><span> </span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000"><span>La <strong>denuncia d’inizio attività per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonte eolica</strong> rappresenta, come quella edilizia, un regime sostitutivo della normale procedura autorizzatoria. Le attestazioni che devono accompagnare la dichiarazione regionale, pertanto, non possono che ricalcare, in linea di massima, la documentazione da produrre con l’istanza per l’ottenimento dell’autorizzazione, di cui al D.Lgs n. 387/03.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000"><span>In definitiva, <strong>nell’assenza della documentazione, se pertinente ed essenziale, la dichiarazione d’inizio attività non può reputarsi formalmente presentata</strong>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000"><span>Alla denuncia d’inizio attività d’installazione e di produzione di elettricità da fonte eolica sono applicabili gli stessi principi elaborati in tema di denuncia edilizia: pertanto, <strong>la DIA deve essere prodotta dal soggetto legittimato</strong>, ovvero dal proprietario dell&#8217;immobile o da chi abbia titolo proprietario dell&#8217;immobile o da chi abbia titolo per presentare la denuncia di inizio attività.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: #000000"><span>In sostanza, <strong>per edificare è necessario che il soggetto istante sia o il titolare del diritto di proprietà sul fondo o chi,</strong> pur essendo titolare di altro diritto, reale o di obbligazione, <strong>abbia, per effetto di questo, obbligo o facoltà di eseguire i lavori per cui chiede il permesso</strong>.  Anche il locatario se il contratto di locazione reca l&#8217;esplicita o implicita, ma inequivocabile, autorizzazione all&#8217;esecuzione di dati interventi di trasformazione edilizia del bene in funzione dell&#8217;uso per il quale lo stesso è stato concesso ad altri.</span></span></p>
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<div class="Section1">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong><span>Energia rinnovabile e semplificazione normativa</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Parlare di semplificazione normativa, in materia di energia rinnovabile, significa anche affrontare il tema della linea di demarcazione fra autorizzazione unica (che già rappresenta una forma di semplificazione amministrativa, rispetto al passato) e denuncia di inizio attività.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Questa linea di demarcazione varia da regione a regione, a seconda della potenza elettrica presa come punto di riferimento, o del luogo preso in considerazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Su Green Liquida abbiamo già visto</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>ELENCO POST CON I RELATIVI LINKS</span><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Per un approfondimento collegatevi anche al Blog e al sito di Natura Giuridica, dove potrete trovare analisi tecnico-giuridiche di queste tematiche.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt;text-align: justify"><span>Oggi in questa rubrica volevo segnalarvi un’altra sentenza amministrativa del TAR di Bari (2226/09), che prende spunto da un ricorso presentato da un privato cittadino il quale, dopo aver presentato </span><span>una denuncia d’inizio attività per la realizzazione di un impianto eolico da 900 kW, si è visto comunicare dall’amministrazine procedente la sospensione dell&#8217;inizio dei lavori…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Quali sono i documenti necessari per la presentazione dell’istanza?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Quali soggetti legittimati alla presentazione della DIA?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Quali sono i poteri comunali?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong><span> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>La denuncia d’inizio attività per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonte eolica rappresenta, come quella edilizia, un regime sostitutivo della normale procedura autorizzatoria: le attestazioni che devono accompagnare la dichiarazione regionale, pertanto, non possono che ricalcare, in linea di massima, la documentazione da produrre con l’istanza per l’ottenimento dell’autorizzazione, di cui al D.Lgs n. 384/03.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>In definitiva, nell’assenza della documentazione, se pertinente ed essenziale, la dichiarazione d’inizio attività non può reputarsi formalmente presentata…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Alla denuncia d’inizio attività d’installazione e di produzione di elettricità da fonte eolica sono applicabili gli stessi principi elaborati in tema di denuncia edilizia: pertanto, la DIA deve essere prodotta dal soggetto legittimato, ovvero dal proprietario dell&#8217;immobile o da chi abbia titolo proprietario dell&#8217;immobile o da chi abbia titolo per presentare la denuncia di inizio attività.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>In sostanza, per edificare è necessario che il soggetto istante sia o il titolare del diritto di proprietà sul fondo o chi, pur essendo titolare di altro diritto, reale o di obbligazione, abbia, per effetto di questo, obbligo o facoltà di eseguire i lavori per cui chiede il permesso; quindi anche il locatario se il contratto di locazione reca l&#8217;esplicita o implicita, ma inequivocabile, autorizzazione all&#8217;esecuzione di dati interventi di trasformazione edilizia del bene in funzione dell&#8217;uso per il quale lo stesso è stato concesso ad altri.</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;text-align: justify"><span> </span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;text-align: justify"><span> </span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;text-align: justify"><span> </span></p>
<p>in: 0cm 0cm 0.0001pt;text-align: justify&#8221;&gt;<span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>:</span></p>
<p>1) (sull&#8217;errata applicazione della legge regionale 21 ottobre 2008 n. 31) violazione, falsa applicazione degli articoli 22 e 23 del D.P.R. n. 380/2001, dell&#8217;articolo 27 della legge regionale n. 1/2008, dell&#8217;articolo 7 della legge regionale 21 ottobre 2008 n. 31; eccesso di potere sotto il profilo dell&#8217;arbitrarietà, del principio della certezza del diritto e del principio <em>tempus regit acta</em>;</p>
<p>2) illegittimità della richiesta di documentazione integrativa sotto il profilo della violazione e falsa applicazione dell&#8217;articolo 27 della legge regionale n. 1/2008; violazione e falsa applicazione della direttiva 2001/ 77 /CEE e del decreto legislativo n. 387/2003, articoli 1 e 12;</p>
<p>3) illegittimità della richiesta di documentazione integrativa per <em>ingiustificato aggravio del procedimento</em>, in relazione all&#8217;articolo 6 della direttiva 2001/77/CEE, del testo unico dell&#8217;edilizia, articoli 22 e 23, e dell&#8217;articolo 12 del decreto legislativo n. 387/2003;</p>
<p>4) violazione, falsa applicazione degli articoli 22 e 23 del D.P.R. n. 380/2001; eccesso di potere per sviamento della causa e per irragionevolezza ed arbitrarietà.</p>
<p>Il signor Solazzo domanda altresì il <span style="text-decoration: underline;">risarcimento dei danni</span> subìti per l&#8217;illegittima azione dell&#8217;Amministrazione.</p>
<p>All&#8217;udienza del 4 giugno 2009, la causa è stata riservata per la decisione.</p>
<p>B. Il ricorrente impugna una serie di note del Comune di Orta Nova, con le quali, a seguito della presentazione della denuncia d’inizio attività per l&#8217;installazione di un aerogeneratore, l&#8217;Amministrazione ha <span style="text-decoration: underline;">prima richiesto integrazioni documentali</span>, ritenute dalla parte ingiustificate ed esorbitanti, e ha poi <span style="text-decoration: underline;">inibito l&#8217;attività</span>, richiamando il disposto dell&#8217;articolo 3, lett. c), della legge regionale 21 ottobre 2008, n. 31, che <em>ha limitato il regime della denuncia d’inizio attività ai soli impianti eolici (formati da un unico aerogeneratore di potenza non superiore a 1 KW) destinati all&#8217;autoconsumo.<br />
</em><br />
Sostiene invece l&#8217;interessato che tale normativa non poteva essere applicata sia perché il termine di 30 giorni dalla presentazione della denuncia era spirato (e quindi l&#8217;Amministrazione non poteva più pronunciarsi in senso inibitorio) sia perché, in ogni caso, ai sensi dell&#8217;articolo 7 della stessa legge regionale n. 31/2008, tale ultima normativa non si applica ove sia &#8220;validamente trascorso il termine di 30 giorni dalla formale presentazione di dichiarazione di inizio attività, depositata a norma del D.P.R. n. 308/01, artt. 22 e 23&#8243;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Le censure, come proposte, sono infondate.<br />
</span><br />
3. Ai fini dell&#8217;esame delle censure dedotte, occorre premettere <span style="text-decoration: underline;">alcune osservazioni</span> sulla disciplina degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.</p>
<p>Già in origine la direttiva 2001/77/CE, in un&#8217;ottica di liberalizzazione del mercato interno dell&#8217;elettricità, ha <span style="text-decoration: underline;">sottolineato il significato delle produzioni di tale tipo</span>, evidenziando che “contribuiscono alla protezione dell&#8217;ambiente e allo sviluppo sostenibile”; “Esse possono inoltre creare occupazione locale, avere un impatto positivo sulla coesione sociale, contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e permettere di conseguire più rapidamente gli obiettivi di Kyoto” (primo “considerando”).</p>
<p>Inoltre, per la direttiva, “É necessario tener conto della <span style="text-decoration: underline;">struttura specifica del settore delle fonti energetiche rinnovabili</span>, in particolare al momento della revisione delle procedure amministrative di autorizzazione a costruire impianti di produzione di elettricità proveniente da fonti energetiche rinnovabili” (ventesimo “considerando”).</p>
<p>L’atto comunitario ha perciò stabilito, all&#8217;articolo 6:</p>
<p>&#8220;1. Gli Stati membri o gli organismi competenti designati dagli Stati membri <span style="text-decoration: underline;">valutano l&#8217;attuale quadro legislativo e regolamentare</span> esistente delle procedure di autorizzazione o delle altre procedure di cui all&#8217;articolo 4 della direttiva 96/92/CE applicabili agli impianti per la produzione di elettricità da fonti energetiche rinnovabili allo scopo di:</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;">ridurre gli ostacoli normativi</span> e di altro tipo all&#8217;aumento della produzione di elettricità da fonti energetiche rinnovabili,</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;">razionalizzare e accelerare le procedure</span> all&#8217;opportuno livello amministrativo,</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline;">garantire che le norme siano oggettive, trasparenti e non discriminatorie</span> e tengano pienamente conto delle particolarità delle varie tecnologie per le fonti energetiche rinnovabili”.</p>
<p>La direttiva è stata poi recepita con il decreto legislativo 29 dicembre 2003 n. 387, il quale evidenzia nel suo complesso una <em><span style="text-decoration: underline;">precisa volontà promozionale</span></em> relativa ai procedimenti d’installazione d’impianti di produzione di energia mediante fonti rinnovabili che, come sottolineato dal Consiglio di Stato, corrisponde a &#8220;finalità di interesse pubblico (la riduzione delle emissioni di gas all&#8217;effetto serra attraverso la ricerca, promozione, sviluppo maggior utilizzazione di fonti energetiche rinnovabili di tecniche avanzati compatibili con l&#8217;ambiente tra i quali rientrano impianti eolici, costituisce un impegno internazionale assunto dallo Stato italiano recepito nell&#8217;ordinamento statale della legge 1° giugno 2002, n. 120, concernente &#8220;Ratifica ed esecuzione del Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, fatto a Kyoto l&#8217;11 dicembre 1997”)&#8221; (decisione, sesta Sezione, 9 marzo 2005 n. 971).</p>
<p>Il citato decreto legislativo contiene in effetti una <em>disciplina procedimentale assai scarna</em>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Per quanto riguarda in particolare la <em><span style="text-decoration: underline;">semplice denunciabilità degli impianti</span></em>, l&#8217;articolo 5 (&#8221;Razionalizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative&#8221;), nella formulazione successiva all&#8217;articolo 2, comma 158, lettera g), della legge n. 244 del 24 dicembre 2007, applicabile alla fattispecie, si limita infatti a prevedere:</span></p>
<p>“5. All&#8217;installazione degli impianti di fonte rinnovabile di cui all’articolo 2, comma 1, lettere b) e c) <em><span style="text-decoration: underline;">per i quali non è previsto il rilascio di alcuna autorizzazione</span></em>, non si applicano le procedure di cui ai commi 3 e 4” [riguardanti l’autorizzazione unica].</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>“Ai medesimi impianti, quando la <strong>capacità di generazione sia inferiore alle soglie individuate dalla tabella A</strong> allegata al presente decreto, con riferimento alla specifica fonte, si applica la disciplina della <strong>denuncia di inizio attività</strong> di cui agli articoli 22 e 23 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con la  Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, <span style="text-decoration: underline;">possono essere individuate maggiori soglie di capacità di generazione</span> e caratteristiche dei siti di installazione per i quali si procede con la medesima disciplina della denuncia di inizio attività”.</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;essenzialità di tale disciplina</span>, con evidenti finalità di semplificazione e accelerazione, che si limita a richiamare strumenti utilizzati per i più modesti interventi edilizi (campo di tradizionale e consolidata competenza dei comuni) <span style="text-decoration: underline;">si contrappone però alla complessità tecnica del settore</span>, sviluppatosi in tempi recenti, <span style="text-decoration: underline;">e alla molteplicità e alla rilevanza degli interessi coinvolti</span> (ambiente, paesaggio, impresa, salute, urbanistica).</p>
<p>In effetti, a tale ultimo proposito, si può registrare che l&#8217;<strong>intero dibattito sulle fonti energetiche alternative</strong> ha invero condotto, attraverso l’evidenziazione di tali vari aspetti, al <span style="text-decoration: underline;">definitivo abbandono della (ormai declinante) visione panurbanistica nella gestione del territorio</span> e alla <span style="text-decoration: underline;">contestazione del concetto unitario di ambiente</span>, <em>considerato che proprio nelle decisioni sulla collocazione degli impianti destinati alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili (e, in specie, da quella eolica), sin dal livello pianificatorio anche su vasta scala, emerge usualmente la contrapposizione tra la tutela del paesaggio e la più generale protezione dell’ambiente coniugata ad uno sviluppo sostenibile.<br />
</em><br />
La <span style="text-decoration: underline;">discrasia</span> sopraevidenziata tra essenzialità della disciplina comunitaria e statale e complessità della materia ha comportato, a livello regionale, una <span style="text-decoration: underline;">regolamentazione degli impianti da fonti rinnovabili</span> (compiutamente ricostruita nella sentenza del T.A.R. Puglia, Bari, prima Sezione, I aprile 2008 n. 709), che <em>ha visto sommarsi, più che integrarsi, una serie d’interventi, di natura e rango diversi (legislativo, regolamentare, provvedimentale), accompagnati spesso da norme transitorie non sempre chiare nella loro ratio.<br />
</em><br />
In particolare, la <strong><span style="text-decoration: underline;">disciplina della denuncia d’inizio attività</span></strong>, dopo l’articolo 27 della legge regionale 19 febbraio 2008 n. 1, ha trovato un più equilibrato assetto solo con la circolare dell’Assessorato Sviluppo economico- Settore Industria energetica- I agosto 2008 prot. 38/8763 e con la legge regionale 21 ottobre 2008, n. 31 (che diverge comunque dalla normativa statale, la quale consente la denunciabilità per gli impianti fino a 60 kW, in forza dell&#8217;articolo 2, commi 158 e 161, della legge 24 dicembre 2007, n. 244).</p>
<p>Da tale prospettiva emerge con chiarezza <em>l’infondatezza delle contestazioni attoree sull’estraneità e l’arbitrarietà delle richieste istruttorie avanzate dal Comune. </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Invero, la <span style="text-decoration: underline;">denuncia d’inizio attività</span> per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonte eolica <span style="text-decoration: underline;">rappresenta</span>, come quella edilizia, <span style="text-decoration: underline;">un regime sostitutivo della normale procedura autorizzatoria</span>.<br />
Di riflesso, le attestazioni che devono accompagnare la dichiarazione consentita dall’articolo 27 della legge regionale 19 febbraio 2008 n. 1 non possono che <em>ricalcare in linea di massima la documentazione da produrre con l’istanza per l’ottenimento appunto dell’autorizzazione</em>, di cui ai commi terzo e quarto dell’articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003 n. 387.</span></p>
<p>Ciò conduce alla conclusione che, <span style="text-decoration: underline;">nell’assenza della documentazione</span>, se pertinente ed essenziale, la dichiarazione d’inizio attività non può reputarsi formalmente presentata e che quindi dalla data del suo deposito non può iniziare a decorrere il termine dilatorio di 30 giorni.</p>
<p>Nell’ipotesi in esame, <em>i documenti elencati nelle contestate note comunali</em> 29 settembre 2008 prot. 20.427 e 7 ottobre 2008 prot. 21.178 <em>sono pertinenti</em>, trattandosi di permessi e autorizzazioni che devono essere posseduti dal soggetto:</p>
<ul style="margin-top: 0cm" type="disc">
<li class="MsoNormal"><span>sia per il completamento della pratica      edilizia, anche in relazione alle peculiarità della costruzione, </span><span> </span></li>
<li class="MsoNormal"><span>sia per l’effettivo avvio dell’attività di      produzione elettrica (parere preventivo dell’Aeronautica militare,      dell’A.S.L., dell&#8217;A.R.P.A., il nulla osta del Comune vicino, dichiarazione      d’&#8217;inesistenza di vincoli ambientali, relazione ambientale e      paesaggistica, relazione d’impatto elettromagnetico, attestazione dell&#8217;assegnazione      del punto di connessione alla rete elettrica, nulla-osta per le linee      elettriche e i cavidotti&#8230;).</span><span> </span></li>
</ul>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>In particolare, dalla nota di richiesta della copia della D.I.A. del 29-30 settembre 2009, risulta che la domanda di accesso alle infrastrutture di reti è stata avanzata solo in data 27-31 luglio 2008 e che l’assenso dell’ENEL reca la data del 18 agosto 2008 (con pagamento del corrispettivo il giorno 8 settembre 2008); inoltre dell’istanza, datata 6 settembre 2008 e prodotta il 17 settembre 2008, per la realizzazione di condutture elettriche non si conosce l’esito. Per gli altri documenti menzionati dal Settore Progettualità tecnica il ricorrente non ha fornito informazioni specifiche.</span></p>
<p>Di conseguenza, <span style="text-decoration: underline;">non può negarsi l’applicabilità della legge n. 31/2008 alla fattispecie in esame</span> (contestata invece dal ricorrente). Per le lacune nelle allegazioni della parte, non si può infatti ritenere &#8220;validamente trascorso il termine di 30 giorni dalla formale presentazione di dichiarazione di inizio attività, depositata a norma del D.P.R. n. 308/01, artt. 22 e 23&#8243;.</p>
<p>Radicalmente invero l’istante non ha mai prodotto la “Copia titolo proprietà e/o altro titolo equipollente”, ripetutamente domandato dal Comune, documentazione, che peraltro non si rinviene nel complesso degli atti contenuti nel fascicolo processuale e neppure è in questi citata.</p>
<p>Al proposito, questa Sezione (sentenza 22 luglio 2009 n. 1939), riferendo alla denuncia d’inizio attività d’installazione e di produzione di elettricità da fonte eolica gli stessi principi elaborati in tema di denuncia edilizia, ha precisato:</p>
<p>“Invero, la <span style="text-decoration: underline;">denuncia di inizio attività dev’essere prodotta</span>, ai sensi dell’articolo 23, primo comma, del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 <span style="text-decoration: underline;">dal soggetto legittimato</span>, ovvero da “<span style="text-decoration: underline;">Il proprietario dell&#8217;immobile</span> o <span style="text-decoration: underline;">chi abbia titolo proprietario dell&#8217;immobile</span> o <span style="text-decoration: underline;">chi abbia titolo per presentare la denuncia di inizio attività</span>”. La formulazione richiama quella dell&#8217;articolo 11 del D.P.R. (secondo il quale “il permesso di costruire è rilasciato al proprietario dell&#8217;immobile o a chi abbia titolo per richiederlo&#8221;) a sua volta ispirata dall&#8217;art. 4 della legge 28 gennaio 1977 n. 10.</p>
<p>In altre parole, <strong>per edificare è necessario che il soggetto istante</strong> sia o il titolare del diritto di proprietà sul fondo o chi, pur essendo titolare di altro diritto, reale o di obbligazione, abbia, per effetto di questo, obbligo o facoltà di eseguire i lavori per cui chiede il permesso; quindi anche il locatario se il contratto di locazione reca l&#8217;esplicita o implicita, ma inequivocabile, autorizzazione all&#8217;esecuzione di dati interventi di trasformazione edilizia del bene in funzione dell&#8217;uso per il quale lo stesso è stato concesso ad altri (Cass. civ., III sez., 15 marzo 2007 n. 6005; Cons. Stato, Sez. V, 28 maggio 2001 n. 2882; 4 febbraio 2004 n. 368; T.A.R. Veneto, Sez. II, 23 luglio 2001 n. 2211; T.A.R. Emilia Romagna, Parma, Sez. I, 1 luglio 2008 n. 338).</p>
<p>D’altra parte, certamente <span style="text-decoration: underline;">spetta al Comune la verifica del possesso del titolo</span>, la cui mancanza impedisce all&#8217;amministrazione di procedere oltre nell&#8217;esame del progetto (Cons. Stato, Sez. IV, 22 giugno 2000 n. 3525; Sez. V, 12 maggio 2003, n. 2506; Sez. IV, 8 giugno 2007 n. 3027; T.A.R. Emilia Romagna, Parma, 21 febbraio 2007 n. 53; T.A.R. Campania, Napoli, sez. VII, 12 dicembre 2007 n. 16213; T.A.R. Basilicata, 19 gennaio 2008 n. 15”.</p>
<p>L’azione demolitoria pertanto va respinta.</p>
<p>Di conseguenza, non è riscontrabile nella fattispecie alcun danno ingiusto, ragion per cui anche la domanda risarcitoria dev’essere respinta.</p>
<p>Non occorre statuire sulle spese di giudizio, non essendosi costituita l’Amministrazione intimata.<span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"><span><br />
P.Q.M.</span><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span><br />
il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sede di Bari, Sezione I, respinge il ricorso in epigrafe.<br />
Nulla per le spese.<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;Autorità amministrativa.<br />
Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 4 giugno 2009 e del giorno 11 settembre 2009 con l&#8217;intervento dei Magistrati:</span></p>
<p>Corrado Allegretta, Presidente<br />
Doris Durante, Consigliere<br />
Giuseppina Adamo, Consigliere, Estensore</p>
<p>L&#8217;ESTENSORE <span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>IL PRESIDENTE</span></p>
<p>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />
Il 02/10/2009<br />
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)<br />
IL SEGRETARIO<span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #006600"> </span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;text-align: justify"><span style="color: #006600"> </span></p>
</div>
</div>
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		<title>Lo stile eco-friendly per la tua casa</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 07:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna De Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Living]]></category>
		<category><![CDATA[arredo domestico]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando c'è la necessità di effettuare un nuovo acquisto bisogna tenere presente alcuni criteri da rispettare così da arredare la casa in linea con l'ambiente e garantire un risparmio - sia in termini di risorse economiche, che ambientali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alle campagne di sensibilizzazione per i temi riguardanti l&#8217;ambiente, stilisti e designer (ma anche industrie di ogni genere) si sono mobilitati per realizzare oggetti che siano al 100% in linea con il rispetto per l&#8217;ambiente.<br />
La corsa alla fabbricazione di oggetti eco-friendly ha innescato un meccanismo di competizione che porta sul mercato prezzi accessibili: arredare la casa in stile &#8220;green&#8221; è diventato alla portata di tutti.</p>
<p><strong>Il concetto di riciclaggio gioca un ruolo fondamentale per la produzione di oggetti destinati all&#8217;arredo di interni; </strong>numerosi elementi sono realizzati con plastica, cartone e alluminio di secondo utilizzo; dai mobili a semplici lampade e ceneriere. Per questo motivo, quando c&#8217;è la necessità di fare un nuovo acquisto, è importante tenere ben in mente la possibilità di acquistare oggetti del genere &#8211; così da risparmiare sulle risorse naturali.</p>
<p>Ogni casa eco-friendly che si rispetti, sul balcone o in terrazza, sfoggia una compostiera domestica: il riciclaggio deve partire proprio dalle piccole azioni quotidiane.<strong><br />
Altri semplici modi per arredare in stile green comprendono l&#8217;utilizzo di elettrodomestici a basso consumo energetico, oppure che sfruttano fonti di energia rinnovabili.<br />
</strong>Anche in questo caso si tratta di elementi alla portata di tutti; un esempio è dato dalle lampade <a href="http://www.ikea.com/it/it/catalog/products/90154371" target="_blank">Sunnan by Ikea</a> (costo: circa 20 euro), che montano piccole fotocellule che catturano l&#8217;energia solare e sono munite di LED che consumano il 70% di energia in meno rispetto alle lampadine tradizionali. I materiali di produzione della lampada non sono facilmente riciclabili, ma si tratta di un bene a lunga durata. Quello della Sunnan è solo un esempio per sottolineare le riflessioni che bisogna fare prima di ogni acquisto: bisogna tenere presenti criteri come<strong> la durata, i materiali, la biodegradabilità, la riciclabilità, il consumo idrico o di energia elettrica connesso al prodotto.</strong></p>
<p>In termini pratici, <strong>ecco alcuni consigli:</strong></p>
<ul>
<li> Privilegiare l&#8217;acquisto di elementi prodotti con materiale riciclato</li>
<li> Assicurarsi di utilizzare esclusivamente lampade a basso consumo energetico e possibilmente fredde</li>
<li> Sostituire il classico sistema di riscaldamento idrico con uno più eco-compatibile, magari a pannelli solari</li>
<li> Acquistare elettrodomestici a basso consumo energetico, classe A+</li>
<li> Acquistare mobili a produzione eco-friendly</li>
<li> Assicurarsi che gli oggetti d&#8217;arredo possano essere smaltiti facilmente e che per la produzione non siano state impiegate vernici tossiche, nocive per l&#8217;ambiente e per l&#8217;uomo</li>
<li> Utilizzare un compost domestico per i rifiuti organici</li>
<li> Agevolare il risparmio idrico inserendo nei servizi igienici la possibilità di utilizzare il getto d&#8217;acqua regolabile ovunque, anche nel wc</li>
</ul>
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		<title>Poosh: una soluzione per i paesi in via di sviluppo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna De Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Living]]></category>
		<category><![CDATA[Green Tech]]></category>
		<category><![CDATA[paesi in via di sviluppo]]></category>
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		<category><![CDATA[servizi sanitari]]></category>

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		<description><![CDATA[Un progetto con nobili scopi umanitari e totalmente in linea con l'ambiente; si tratta di una toilette portatile che non prevede nessun consumo idrico, non inquina ed è costruita con plastica proveniente da vecchie bottiglie in PET]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo tutti consapevoli delle questioni igienico-sanitarie che affliggono i paesi in via di sviluppo.<br />
Ad esempio, in molte zone dell&#8217;Africa mancano del tutto i servizi igienici ed è assente un sistema fognario; è principalmente alle popolazioni di questi luoghi che è destinato <strong>il Poosh, un collettore di rifiuti organici progettato per raccogliere i rifiuti  nella loro forma grezza e trasformarli in fertilizzante</strong>.</p>
<p>La produzione in larga scala di Poosh, contribuirebbe allo smaltimento di rifiuti plastici e risolverebbe in parte i problemi igienico sanitari dei paesi che ancora non conoscono il progresso.</p>
<p>Il Poosh ha la forma di un semplice secchio, è costruito interamente in materiale riciclato (principalmente bottiglie di plastica), gomme e bio-plastiche. Non presenta cavità che potrebbero permettere l&#8217;insediamento di germi e sporcizia varia ed è facile da pulire.<br />
La parte superiore dispone di una superficie di appoggio in gomma e monta una particolare borsa biodegradabile arricchita con delle sostanze chimiche capaci di accelerare il processo di decomposizione dei rifiuti umani, così da assicurarne la trasformazione in fertilizzante in poco tempo: i sacchetti possono essere posti sotto terra, ad una profondità irrilevante così da nutrire il terreno.</p>
<p>Il Poosh garantisce un notevole risparmio idrico e assicura una maggiore igiene per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, inoltre non reca problemi di odori.</p>
<p>Oltre a essere un progetto con nobili scopi umanitari, quello dei designer Sangmin Bae, Kim Yeon Hee, Mark Whiting, Choi Eun Jung e Yu Hannie è un&#8217;idea totalmente in linea con l&#8217;ambiente: lo dimostra l&#8217;utilizzo di materiali di post-consumo per la produzione che favorirebbe lo smaltimento dei rifiuti plastici.</p>
<p>Inoltre, un oggetto del genere potrebbe tornare utile nelle aree da campeggio o nelle zone dove &#8211; a causa di leggi che impediscono la deturpazione dei beni paesaggistici e ambientali &#8211; sono proibiti i lavori per la realizzazione di servizi igienici.</p>
<p>Il progetto è stato presentato sul sito di <a href="http://www.yankodesign.com/2010/01/08/poop-bucket-with-a-mission/" target="_blank">Yanko Design</a> e per approfondire l&#8217;argomento è possibile visitare il portale di <a href="http://www.peepoople.com/showpage.php?page=4_0" target="_blank">Peepoople.com</a></p>
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		<title>2010, anno internazionale della biodiversità</title>
		<link>http://green.liquida.it/green-living/2010-anno-internazionale-della-biodiversita.html</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 07:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Marzetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Living]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[EEA]]></category>
		<category><![CDATA[lipu]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[wwf]]></category>

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		<description><![CDATA[Si celebra la biodiversità: una decisione che costituisce punto di arrivo e di ripartenza di un percorso decisivo per la tutela della flora, della fauna e degli habitat naturali presenti sul nostro pianeta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>2010 è l’anno internazionale della biodiversità</strong>, punto di arrivo della <a href="http://www.cbd.int/">Convenzione per la Diversità Biologica</a>, progetto delle Nazioni Unite che nel 1993 nasceva con l’intento di difendere e salvaguardare le specie e gli habitat presenti sulla Terra.</p>
<p>La biodiversità e la sua tutela sono argomenti quotidiani ai giorni nostri, ma anche materie piuttosto “giovani” se &#8211; appunto &#8211; solo dall’inizio degli anni Novanta si è cominciato a muoversi in maniera costante e concreta. L’allarme, allora come oggi, è lo stesso:<strong> intere specie di flora e fauna stanno scomparendo</strong> a causa dell’azione dell’uomo; e con esse interi <strong>habitat inglobati dall’urbanizzazione</strong> o distrutti dall’eccessivo inquinamento.</p>
<p>Se il primo passo è stata la costituzione della Convenzione, nel 2002 i governi firmatari si sono posti <a href="http://www.cbd.int/2010-target/">una serie di obiettivi</a> da raggiungere proprio nel 2010. Siamo ora giunti alla data limite e la constatazione da parte dell’ONU della persistente gravità della situazione di flora, fauna e habitat ha portato alla proclamazione dell’anno internazionale della biodiversità.</p>
<p>Cosa si è fatto finora? Nei fatti l’ONU aveva già inserito questa tematica nei suoi <a href="http://www.un.org/millenniumgoals/">Obiettivi del Millennio</a>, una serie di sette punti per la salvaguardia della Terra, dei suoi habitat, della flora e della fauna e in seguito la Convenzione ha pubblicato nel corso degli anni i <a href="http://www.cbd.int/gbo3/">Global Biodiversity Outlook</a> per fare il punto della situazione e porsi degli obiettivi concreti.</p>
<p>A livello europeo è nata l<a href="http://www.eea.europa.eu/">’European Environment Agency</a>, che ha ideato <a href="http://www.eea.europa.eu/publications/progress-towards-the-european-2010-biodiversity-target-indicator-fact-sheets">il sistema SEBI</a> &#8211; un indicatore in grado di cogliere quale sia lo stato della biodiversità in ogni nazione, aggregando dati scientifici raccolti sul campo.<br />
Inoltre è sorta anche la <a href="http://europa.eu/legislation_summaries/environment/nature_and_biodiversity/l28076_it.htm">Rete Ecologica Europea</a>, che riunisce tutti i siti di interesse comunitario a livello di habitat naturale.  La Rete è stata creata proprio per la conservazione di siti naturali di grande valore e che ospitano specie eccezionali di flora e fauna. Il nostro territorio, ad esempio, è molto ricco di questi siti e sono distribuiti su tutto il territorio nazionale. La gestione di tali aree dipende dalle regioni, ma spesso sono<strong> WWF o LIPU</strong> che si prendono in carico le oasi naturali e lottano per la loro conservazione e tutela.</p>
<p>Nel corso dell’anno ci saranno moltissime celebrazioni, convegni e pubblicazioni che accompagneranno il percorso della tutela della biodiversità, sia a carattere tecnico scientifico, sia a carattere politico – culturale. E intanto la IUCN, <a href="http://www.iucn.org/">International Union for Conservation of Nature</a>, ha promosso un <a href="http://www.countdown2010.net/">Contdown</a> che accompagnerà tutto l’anno per ricordare gli obiettivi e promuovere il loro raggiungimento.</p>
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		<title>Il pattume&#8230; c&#8217;è chi lo pesa</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Living]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[E' online Chi lo pesa, il sito che monitora un gruppo di persone e i rifiuti che gettano. Per migliorare il proprio stile di vita, proporre modelli differenti e capire le statistiche ufficiali. Un'interessante iniziativa che ci pone molte domande]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che produciamo e finisce nel bidone della spazzatura ha ripercussioni sull&#8217;ambiente e differenziare la raccolta diventa ogni giorno più importante. Ma non basta. Bisogna <strong>consumare e buttare in modo critico</strong>, con attenzione alla quantità di cose che finiscono in discarica. Ma, da qualche settimana, grazie al sito <a href="http://www.chilopesa.it/">Chi lo pesa</a> il consumo può diventare ancora più consapevole.</p>
<p><em>Chi lo avrebbe mai pesato?</em> ci chiedono provocatoriamente gli ideatori di questo interessante progetto. Io no di certo.</p>
<p>D&#8217;altronde Claudia, che ha lanciato l&#8217;iniziativa e il sito non è nuova a <strong>progetti ecologici per diminuire l&#8217;impatto dell&#8217;uomo sul mondo </strong>circostante. Qualche anno fa proprio grazie al suo <a href="http://pannolinilavabili.info/">Pannolinilavabili.info</a> molti genitori hanno scoperto di avere un&#8217;alternativa davvero sostenibile ai pannolini usa e getta.</p>
<p><a href="http://www.chilopesa.it/">Chi lo pesa</a> nasce dalla volontà di <strong>misurare il proprio stile di vita</strong>: se esistono statistiche ufficiali sulla produzione pro capite di rifiuti, capire quanto inquinano persone c0n diversi stili può aiutare tutti a migliorarsi.</p>
<p>Claudia &#8211; che ha una figlia, un compagno e un gatto &#8211; usa detersivi alla spina, pannolini lavabili e ricicla in maniera molto attenta. Ma insieme a lei ci sono anche Silvia, Italo, Daniele e Tiziano. Ognuno con abitudini differenti da pesare.  Secondo Claudia, <strong>dopo qualche mese di pesate ci si potrà porre domande importanti:  cosa posso fare per migliorarmi, per ridurre e migliorare la quantità di rifiuti che getto?</strong></p>
<p>Il sito, che ha la struttura di un magazine, oltre a riportare la tabella di pesate dell&#8217;anno accoglie anche chi ha voglia di mettersi alla prova per un mese, partecipando come ospite a questo <em>outing</em> della pattumiera.</p>
<p>Sono davvero impegnative le questioni che si pone <a href="http://www.chilopesa.it/info/progetto/">Chi lo pesa</a>:</p>
<blockquote><p>Riciclare, differenziare, smaltire… ma cosa? E soprattutto quanto? Quanto vale ciascuno di noi in sacchi di pattume? Qual è il nostro personale contributo alle montagne di immondizia che si accumulano in discarica? Le statistiche ufficiali non parlano di questo, non parlano di noi e non ci rendono consapevoli del piccolo ma importante contributo che potremmo dare.</p></blockquote>
<p>Ma non solo domande, anche interessantissimi articoli che ci raccontano, per esempio<a href="http://www.chilopesa.it/2010/01/18/pubblicita-indesiderata-dalla-cassetta-al-cassonetto/"> l&#8217;impatto che ha la pubblicità lasciata nella cassetta delle lettere sull&#8217;ambiente</a> o come ci si sta attrezzando in Italia per <a href="http://www.chilopesa.it/2010/01/15/tracciamento-dei-rifiuti-speciali-nasce-il-sistri/">tracciare i rifiuti speciali</a>, pericolosissimi quando lasciati &#8220;a piede libero&#8221; e nelle mani delle mafie.</p>
<p>Ma cosa dicono le statistiche ufficiali?</p>
<p>Secondo il <a href="http://www.areeurbane.apat.it/site/_files/rapporto2005/cap/rifiuti.pdf">Dipartimento Stato dell&#8217;Ambiente e Metrologia Ambientale</a> le principali aree metropolitane producono da sole il 18% del totale e in termini di raccolta differenziata i <em>trend</em> non sono sempre positivi o in miglioramento: nel 2003 Bologna, Bari e Napoli hanno differenziato meno che l&#8217;anno precedente e c&#8217;è una decisa spaccatura percentuale tra le aree del Nord, dove si differenzia maggiormente e il Sud che ancora fatica a mettersi al passo.</p>
<p>Se leggere un grafico può risultare decisamente ostico &#8211; e anche un po&#8217; asettico &#8211;  scoprire <a href="http://spreadsheets.google.com/ccc?key=0AjmTCfxoUFPNdGFTRzNOa0JtTm5uTjlWQ0F2ZmNhZ0E&amp;hl=it">quanti chili consumano e buttano</a> gli &#8220;inviati del pattume&#8221; di <a href="http://www.chilopesa.it">Chi lo pesa</a> può senz&#8217;altro offrire un&#8217;idea più chiara di un fenomeno che ci riguarda tutti.</p>
<p>Dal punto di vista editoriale il sito è un ottimo prodotto e offre validi accorgimenti per migliorare il proprio stile, anche in assenza di bilancia. Se per esempio anche voi, come la sottoscritta, entrate in crisi quando dovete buttare un flacone di plastica e non sapete bene dove infilarlo, leggete <a href="http://www.chilopesa.it/2010/01/14/istruzioni-per-luso-riciclare-la-plastica-senza-laurearsi-in-chimica/">l&#8217;articolo sul tema</a> e vedrete che tutto sembrerà più facile.</p>
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		<title>Per le prime centrali geotermiche Napoli è protagonista</title>
		<link>http://green.liquida.it/energie-alternative/per-le-prime-centrali-geotermiche-napoli-e-protagonista.html</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 07:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna De Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energie Alternative]]></category>
		<category><![CDATA[eco-compatibile]]></category>
		<category><![CDATA[energia alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[energia elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[energia geotermica]]></category>

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		<description><![CDATA[Sfruttando un'area unica in Europa - e rarissima al mondo - sarà possibile produrre energia elettrica e riscaldamento domestico. Già partiti i lavori per l'allestimento di un laboratorio naturale unico nel suo genere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sezione napoletana dell&#8217;INGV (<a href="http://portale.ingv.it/portale_ingv" target="_blank">Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia</a>) ha sviluppato un nuovo progetto con il quale intende portare un grosso avanzamento in ambito di sviluppo energetico e conoscenze riguardo i fenomeni del vulcanismo.</p>
<p>Di cruciale importanza è la location del progetto, un&#8217;area caratterizzata dal vulcanismo più esplosivo: Napoli, nella zona dei Campi Flegrei (il nome significa appunto &#8220;campi ardenti&#8221;).<br />
E&#8217; proprio attraverso i giacimenti geotermici della zona che gli studiosi vorrebbero attuare il <strong>Deep Drilling Project</strong> (letteralmente: &#8220;progetto di profonda perforazione&#8221;); l&#8217;idea di base è scavare abbastanza profondamente da raggiungere i liquidi geotermici &#8211; ad altissime temperature &#8211; che giacciono nel sottosuolo dell&#8217;area Flegrea.<br />
<strong>Occorrerebbe trivellare per quattro chilometri prima di raggiungere liquidi incandescenti &#8211; a circa 500 gradi centigradi, una temperatura dal grosso potenziale che potrebbe essere convertita in energia elettrica o per il riscaldamento domestico.</strong></p>
<p>L&#8217;energia geotermica rappresenta la soluzione ideale per la produzione di energia <strong>eco-compatibile:</strong> questa, infatti, è rinnovabile e non dipende da fattori atmosferici.</p>
<p>Il via ai lavori di perforazione è stato dato alla fine del 2009 e si prevede di concludere entro maggio 2010, così da avere a disposizione un &#8220;pozzo esplorativo&#8221; e osservare da vicino i meccanismi fisici che producono le particolari eruzioni vulcaniche tipiche dei Campi Flegrei.<br />
L&#8217;INGV, paragona l&#8217;area a quella di Yellowstone o all&#8217;Iwo Jima, ad altissimo rischio ambientale, cioè <strong>capace di innescare fenomeni come tsunami, bradisismo, frane ed eventi sismici di grossa portata.</strong></p>
<p>Il Campi Flegrei Deep Drilling Project, è coordinato da Giuseppe De Natale e Claudia Troise, ricercatori della sezione napoletana dell’INGV, ma coinvolge altre istituzioni scientifiche nazionali e internazionali di grande prestigio &#8211; come il centro di ricerca tedesco di GeoScienze (<a href="http://www.gfz-potsdam.de:80/portal/gfz/home" target="_blank">GFZ</a>), lo U.S. Geological Survey e lo University College London.<br />
Sul versante nazionale vediamo in prima fila l’INGV, INOA-CNR, Università di Napoli e di Salerno, le Università di Roma.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Il grosso potenziale dei Campi Flegrei è unico in Europa e deve essere assolutamente sfruttato</strong>: in altre zone è impensabile il raggiungimento di così alte temperature a una profondità di soli quattro chilometri. Napoli potrà, dunque, vantare un laboratorio naturale che unisce la produzione energetica alla ricerca e allo studio dei fenomeni a grosso rischio ambientale.</p>
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		<title>Snack bio: quando è sano anche il fast food</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 07:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Ragona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Living]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[cibo spazzatura]]></category>
		<category><![CDATA[conservanti]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[fast food]]></category>
		<category><![CDATA[frutta]]></category>
		<category><![CDATA[frutta snack]]></category>
		<category><![CDATA[Graziano Scaglia]]></category>
		<category><![CDATA[junk food]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[M** Bün]]></category>
		<category><![CDATA[Mc Donald]]></category>
		<category><![CDATA[merendine]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoli]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Pasti veloci fuori casa e pause devono necessariamente prevedere snack pieni di conservanti e cibo spazzatura? In Italia e all'estero stanno nascendo esperimenti di snack biologici e fast food a chilometri zero: un'alternativa sana e gustosa al cibo industriale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><strong><a href="http://www.liquida.it/agricoltura-biologica/">Fast food</a></strong><strong>, merendine e <a href="http://www.liquida.it/snack/">snack</a> nel nostro immaginario sono spesso sinonimo di <em>junk food</em></strong> &#8211; o cibo spazzatura, che dir si voglia.<strong><br />
Il titolo è guadagnato sul campo</strong>: molti di questi alimenti sono ricchi di grassi, eccedono nello zucchero, nei coloranti o nei <a href="http://www.liquida.it/conservanti/">conservanti</a>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ma oltre alla composizione degli ingredienti, è <strong>anche il modo in cui vengono solitamente consumati a essere poco salutare</strong>: sbocconcellati davanti al pc, mangiucchiati per noia o nervosismo mentre si studia, inghiottiti di fretta durante la pausa pranzo e via di seguito.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Nonostante questo,<strong> qualche timido segnale di cambiamento sembra stia cominciando ad affacciarsi</strong>. Perché le pause pranzo fuori casa o le soste al fast food devono necessariamente essere un peccato di gola?<strong><br />
E&#8217; possibile un&#8217;alternativa più sana e ugualmente soddisfacente? </strong>Sembrerebbe proprio di sì e alcuni esperimenti tentati in Italia e all&#8217;estero paiono dimostrarlo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">In Italia, in alcune regioni (in particolare<strong> Lombardia ed Emilia Romagna</strong>) sono attivi una serie di <strong>distributori automatici di snack bio</strong>. Scrive <a href="http://comunicareperlasalute.blogspot.com/2009/09/biovending-un-incentivo-al-consumo-di.html">Comunicare per la salute</a>:</p>
<blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm">&#8220;<a href="http://www.sportellomensebio.it/index.php?op=nw&amp;id=107">BIOVENDING</a>&#8221; è un progetto pilota cofinanziato dal ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, e promosso dall&#8217; associazione dei produttori biologici e biodinamici dell&#8217;Emilia Romagna, ProBER.<br />
Il progetto coinvolgerà fino all&#8217;inizio del 2010 gestori, scuole, ospedali e aziende per incentivare i consumi collettivi e le scelte orientate ai prodotti biologici.<br />
Inoltre, servirà a monitorare la sensibilità dei consumatori verso i cibi biologici, verificare l&#8217;efficacia di un canale di vendita alternativo, studiare le modalità organizzative e i costi della filiera con sistema di distribuzione automatica.</p></blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm">Riporta un po&#8217; più di dettagli sul progetto anche <a href="http://www.blogbiologico.it/la-spesa-bio-24-ore-su-24-con-i-distributori-automatici-esperimento-in-emilia-romagna/">Blog Biologico</a>:</p>
<blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm">In collaborazione con alcuni gestori di punti vendita di prodotti alimentari &#8211; sottolinea il presidente di Pro.b.e.r. e Federbio, <strong>Paolo Carnemolla</strong> &#8211; sono state sistemate, in una posizione favorevole, alcune macchine “vending”, strumento innovativo e ideale per la vendita automatica di prodotti biologici. Questi distributori sono stati predisposti per offrire un’ampia gamma di prodotti per la spesa, con la presenza quindi anche di grandi confezioni. Contengono <strong>formaggi, latte, yogurt, uova, succhi di frutta, the, conserve, confetture, pasta, olio, aceto, caffè e farina</strong>.<br />
Tutto ciò, ovviamente, all’insegna della naturalità dei prodotti biologici e al fine di migliorare l’alimentazione fuori casa, contribuendo così a diffondere una cultura e un’educazione alimentare estremamente importante per le giovani generazioni”.<br />
In questa fase iniziale, i gestori esporranno le macchine “biovending” fornendo a Pro.b.e.r. i risultati delle vendite necessari a testare l’efficacia del nuovo canale di vendita, il gradimento dei consumatori, il giusto rapporto qualità-prezzo e la sostenibilità economica di tutta l’iniziativa, allo scopo di renderla effettiva e continuativa.</p></blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ma perché non creare anche un&#8217;alternativa alle merendine? E&#8217; l&#8217;idea su cui si basa <strong>&#8220;Frutta Snack&#8221;</strong>. Dice <a href="http://www.promo-franchising.it/blog/?p=2059">Promo Franchising</a>:</p>
<blockquote><p>La frutta era una merceologia che mancava dall’assortimento delle <strong>vending machines, </strong>ma forse tra non molto le scuole, le palestre, gli uffici, ecc., potrebbero essere invase dai distributori “Frutta snack”! Parliamo del progetto pilota nazionale di educazione alimentare, denominato appunto <strong>“Frutta snack”</strong>, promosso dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e dal Ministero Lavoro, Salute e Politiche sociali.  La sperimentazione è partita nell’anno scolastico 2007/2008 ed ha coinvolto 80 scuole nelle città di Bologna, Roma e Bari.</p>
<p>[...] Da questa settimana intanto 150 distributori automatici <strong><a href="http://www.fruttasnack.eu/it/" target="_blank">“Frutta snack”</a></strong> collocati in altrettante scuole e luoghi di lavoro saranno riforniti esclusivamente con frutta biologica allo stesso prezzo del prodotto convenzionale.</p></blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm">Su <a href="http://trashfood.com/2008/03/frutta-snack-reloaded.html">Trashfood</a> &#8211; uno dei blog più completi, chiari ed esaurienti sul tema dell&#8217;alimentazione e del rapporto tra cibo e salute &#8211; troviamo altri particolari:</p>
<blockquote><p>-Che si parla di promozione del consumo di frutta fresca ma per la precisione nei nuovi distributori ci sono anche frutta essiccata, yogurth e parmigiano reggiano con cracker.</p>
<p>-Si parla di promuovere le produzioni del nostro territorio, in questo caso delle Marche,la mia regione. Ci si propone di offrire la possibilità di diversificare ed incrementare il reddito delle cooperative agricole della Val d’Aso. Staremo a vedere, per ora la macedonia è preparata con frutta sia nazionale che estera.</p>
<p>-I prezzi? Dalle 0.50 a 1.50 euro come stabilito e come accade nelle altre regioni dove l’iniziativa ha gia alle spalle diversi mesi di sperimentazione, sembra con successo.</p>
<p>-Il prezzo del prodotto fresco, la macedonia, è costituito per circa un quarto dal valore della materia prima e dagli altri tre quarti dai costi dei servizi e dai margini riservati alla rete distributiva per cui, del prezzo che paga il consumatore, solo un 20-25% arriva al produttore.</p>
<p>-Sembra che i gestori dei distributori automatici di merendine e bibite gassate eroghino alle scuole X mila euro per avere l’esclusiva. E con i tagli alle scuole, cosa possiamo fare?</p>
<p align="JUSTIFY">-I gestori di distributori di merendine ostacolano in alcuni casi l’ introduzione dei distributori alternativi.</p>
</blockquote>
<p>Anche a <strong><a href="http://roma.liquida.it/">Roma</a> </strong>è attivo un progetto relativo ai distributori automatici, ma leggermente differente. Il principio di base è: quali sono i principali prodotti che si acquistano alle macchinette automatiche? <strong>Caffè e cioccolata</strong>.<br />
E <strong>quali sono i prodotti più acquistati tra i prodotti equosolidali?</strong> Proprio caffè e cioccolata.<br />
Spiega <a href="http://www.risparmioroma.com/2009/07/roma-boom-per-il-commercio-equo-solidale-e-bio/">Risparmio a Roma</a>:</p>
<blockquote><p>In questo  settore si affermano nuove tendenze come per esempio,  le macchinette di caffè e snack equosolidali. Pangea-Niente Troppo, che con la cooperativa ComEs è in testa alla classifica regionale per fatturato e numero di punti vendita, solo a Roma ha già  100 macchinette distributrici, che si trovano nelle sedi istituzionali e negli uffici.</p></blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ma il biologico si espande anche nei territori del cibo insalubre per eccellenza: il fast food. E&#8217; il caso ad esempio di <strong><a href="http://berlino.liquida.it/">Berlino</a>, dove esiste una catena di fast food biologici.</strong> Racconta <a href="http://www.benessereblog.it/post/3173/gorilla-fast-food-a-berlino-la-pausa-pranzo-e-bio">Benessereblog</a>:</p>
<blockquote><p>La Germania, con i suoi 73mila ettari di terra riservati alle coltivazioni biologiche, è tra i paesi europei più attenti a quello che c’è nel piatto, con una lunga cultura culinaria di cibi macrobiotici e biologici. In questa cornice ha aperto a Berlino un <a href="http://slowretailen.wordpress.com/2008/03/18/gorilla-in-berlin/">Fast Food biologico, la catena del Gorilla</a>.</p>
<p>Nei <a href="http://www.gorilla-natuerlich.com/">Gorilla Fast Food</a>, che hanno ricevuto il finanziamento delle banche per l’apertura di quattro locali, si servono esclusivamente cibi biologici e il menù è completamente vegetariano. Se vi state interrogando sulla scelta del nome, è perché il Gorilla è un animale possente, ma vegetariano.</p></blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm">E in Italia?<strong> Nel nostro Paese uno dei primi fast food a chilometri zero ha aperto a <a href="http://www.liquida.it/rivoli/">Rivoli</a></strong> &#8211; e ha già destato moltissimo interesse anche per via di una querelle con il gigante del junk food: <a href="http://www.liquida.it/mc-donald/"><strong>Mc Donald</strong></a>. Spiega <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/davide-nella-forma-di-un-ghiotto-hamburgher-contro-goliamcdonalds-lespansionista-americano/">Dissapore</a>:</p>
<blockquote><p>Vi ricordate Luca Digesù, il piccolo fornaio di Altamura, in Puglia, che nel 2005 <a href="http://www.dissapore.com/cucina/se-parigi-avesse-lu-mere-sarebbe-una-piccola-beri/#comment-1489" target="_blank">costrinse alla chiusura</a> per mancanza di clienti il grande McDonald’s del posto? Una notizia che ha fatto il giro del mondo, catalogata dai giornali come una specie di <em>remake</em> della sfida tra Davide e Golia. Sedetevi e respirate prima di continuare. Golia rimane lo stesso, ma ora abbiamo un altro Davide. <strong>Graziano Scaglia</strong>, allevatore piemontese di 39 anni, <a href="http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/costume/articolo/lstp/73541/" target="_blank">ha appena aperto</a> con il socio Francesco Bianco una “<strong>agrihamburgheria</strong>” a Rivoli, in provincia di Torino. Se le scarpe sono grosse non sappiamo, di sicuro il cervello è fino. Scaglia precisa che il suo negozio è uno <em>Slow Fastfood</em>, e soprattutto, lo chiama “<strong>Mac Bün</strong>“, che in vernacolo vuol dire “Solo buono”. Sì, lo sappiamo, non si scriverebbe così, ma la tentazione è forte se il cervello è fino e hai a che fare con gli hamburger. C’è solo un problema, “Mac” suona molto simile al “Mc” che precede Donald’s.</p>
<p>Detto, fatto.</p>
<p>Appena il tempo di registrare il nuovo marchio alla Camera di Commercio di Rivoli, e i due soci ricevono una raccomandata dello studio <em>Sib Legal</em>. L’avvocato Giovanni Antonio Grippiotti, legale rappresentante di McDonald’s in Italia, chiede che il marchio “Mac Bün Slow FastFood” venga immediatamente ritirato. Poche storie, contiene il prefisso “Mac/Mc” quindi per l’avvocato è senza dubbio sinonimo di McDonald’s.</p>
<p>Un momento. In Piemonte, il boccone che ti fa esclamare “mac bün” è quello buono e genuino. E l’esclusiva sull’uso del dialetto ancora non l’ha comprata nessuno. Nemmeno Golia/McDonald’s, che sì, spaventa Davide/Mac Bun, ma non più di tanto. In altre parole, l’avvocato di Scaglia risponde che il marchio non sarà ritirato ma per ora, lo <em>slow fastfood</em> di Rivoli si chiamerà “M** Bün” con gli asterischi. Chiamiamola autocensura preventiva.</p></blockquote>
<p>Al di là della questione del marchio, <strong>la novità del “M** Bün” è soprattutto in quello che sta nel piatto</strong>. Scrive <a href="http://marcocedolin.blogspot.com/2009/10/mc-arroganza.html">Marco Cedolin</a>:</p>
<blockquote><p>La carne, arriva dall’azienda di famiglia di uno dei soci, sita ad un paio di km di distanza, dove si allevano 380 bovini di razza Piemontese, 180 maiali, 2500 polli e 800 conigli sfamati al 90% con il foraggio coltivato sui 50 ettari su cui si estende l’azienda fondata dal bisnonno. La birra artigianale proviene da Vaie in Val di Susa, il pane è prodotto in un panificio artigianale ad Alpignano a pochi km di distanza, i formaggi e le tome arrivano da Villastellone (altro comune della cintura torinese) i vini e le patate sono rigorosamente piemontesi, privilegiando senza compromessi la filosofia della filiera corta.</p>
<p>Gli hamburger hanno nomi che si rifanno al dialetto piemontese, da quello con cipolla e pancetta chiamato “Gaute mac da suta”, a quello con la fetta di toma fusa “Chiel”, così come le robiole cotte al forno presentate con le pere “Ai Pruss”, al peperoncino “Mac ca brusa” e con la rucola “Mac al verd”.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.ecoblog.it/post/9303/mbun-agrihamburgheria-a-filiera-corta-di-rivoli">Ecoblog</a> ha intervistato<a href="http://www.liquida.it/graziano-scaglia/"> <strong>Graziano Scaglia</strong></a> e questo è uno stralcio della conversazione:</p>
<blockquote><p><strong>D.: Considerati gli spazi necessari e la produzione come riuscite a essere concorrenziali?</strong></p>
<p>R.: Lo siamo sulla filiera corta. Questo genere di allevamente non ha mercato. Io ho appena 2500 polli, mentre un allevamento industriale ne conta tra i 30mila e i 50mila. In genere sono allevamenti in soccida dove ricevi i pulcini e il cibo ma poi ti restano da smaltire i liquami e i costi che ne derivano. I nostri animali sono certamente più forti e più sani, merito anche della stabulazione libera e del rispetto dei loro tempi di accrescimento. Per i polli, ad esempio, abbiamo scelto una razza più rustica e resistente agli sbalzi di temperatura.</p>
<p><strong>D.: Passiamo al vostro allevamento di suini. Mi sa che date le premesse anche qui si tratterà di un allevamento particolare…</strong></p>
<p>R.: Si non abbiamo la letteria permanente ma il grigliato e dunque abbiamo letame solido e non liquami. Letame che usiamo come fertilizzante. la raccolta le deltame vale anche per le vacche, polli e conigli.</p>
<p>[...]</p>
<p><strong>D.: Passiamo ai prodotti dell’agriamburgheria.</strong></p>
<p>R.: Dunque, abbiamo creato una filiera corta. Dal nostro allevamento arriva la carne per gli hamburgher e le cotolette di pollo. Le patate sono garantite piemontesi doc e arrivano da un produttore locale; l’olio per friggerle è di mai e è prodotto per premitura qui a 40 km; la birra arriva da un birrificio della zona, il a 11 km da qui; latticini, robiola, yoghurt arrivano da Villastellone a 20 km; il pane è prodotto artigianalmente dal panificio che è qui vicino e è sempre frrsco, ci assicurano anche due cotture al giorno; i vini bianchi e neri incluso il passito sono tutti della zona e arrivano da cantine del Monferrato che distano al massimo 45 km; le insalate e i pomodori con la frutta di stagione e le patate le prendiamo da una ditta qui vicino che lavora la IV gamma e sono già pulite e tagliate; i dolci e la gastronomia come torte salate ci arrivano da un laboratorio che è a 2 km da qui, tutto fresco e con data di scadenza di tre giorni.</p>
<p><strong>D.: Per le bevande come vi siete organizzati?</strong></p>
<p>R.: Abbiamo appunto una birra e vini locali locali, ma anche acqua di rubinetto anche addizionata con anidride per chi la gradisce. Poi ci sono gazzosa e chinotto e anche <em>quella bevanda lì</em> ( e ride). Non posso non tenerla perché è richiesta.<br />
Vorrei sottolineare una cosa: usiamo solo plastica derivata da mais, la PLA. Tutti i nostri bicchieri, piattini e posate sono completamente biodegradabili.</p>
<p><strong>D.: Pensate di estendere questa esperienza?</strong></p>
<p>R.: Dirlo ora è prematuro. Abbiamo inaugurato da poco il locale di Rivoli e già siamo oltre le nostre aspettative. Sta avendo molto più successo di quanto pensassimo. Dunque per ora lavoriamo sull’assestamento, dopo chissà.</p>
<p><strong>D.: Ma quanto costerà un panino nella sua agriamburgheria, allora? </strong></p>
<p>R.: Un panino con hamburgher, verdure, una porzione di patatine fritte e una birra costa 7 euro.</p>
<p><strong>D.: Quanti panini producete al giorno?</strong></p>
<p>R.: Circa 300 e il numero è in crescita.</p></blockquote>
<p>Insomma, le alternative ci sono o stanno nascendo. Speriamo che ricevano l&#8217;attenzione che meritano.</p>
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		<title>Energia: responsabilità regionali e statali</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Quaranta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energie Alternative]]></category>
		<category><![CDATA[centrali elettriche]]></category>
		<category><![CDATA[competenza statale in materia di tutela dell’ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[regioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Perchè è necessario parlare di unitarietà dell’esercizio delle funzioni amministrative in materia di energia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>Le problematiche inerenti alla divisione dei compiti in materia di <strong>energia e ambiente</strong> fra <strong>Stato e Regioni</strong>, come avete avuto modo di approfondire fra le pagine di <a href="http://green.liquida.it/wp-admin/edit.php?author=12">Green Liquida</a>, sono di vitale importanza per una corretta, e rapida applicazione delle norme.<br />
E per l’efficace e tempestiva tutela dell’ambiente, oltre che degli interessi economici non solo dei soggetti coinvolti, ma anche dei cittadini.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Tuttavia, i punti di contrasto sono ancora molti, e lo Stato si trova spesso a combattere con mille particolarismi regionali-locali, che ingolfano e frenano lo sviluppo economico ed ambientale.</p>
<p>Questo è l’oggetto della sentenza che vi propongo oggi (TAR Venezia, n. 1857/09), nella quale il giudice amministrativo veneto ha affrontato le delicate questioni relative alla realizzazione di un impianto per la produzione di <strong>energia elettrica a ciclo combinato</strong> della potenza di circa 760 MW.</p>
<p>Qual è il ruolo svolto all’interno dell’iter procedimentale dalla Regione?<br />
Quale il ruolo del Piano Energetico Regionale all’interno della Politica energetica?<br />
Quali sono i motivi per i quali, al di là dei motivi che portano a decentralizzare alcune competenze, è necessario parlare di unitarietà dell’esercizio delle funzioni amministrative in materia di energia?</p>
<p>Una società operante nel settore della produzione di energia elettrica aveva elaborato un progetto volto alla realizzazione di un impianto per la produzione di energia elettrica a ciclo combinato della potenza di circa 760 MW. Dopo aver avviato l’<strong>iter autorizzatorio</strong>, regolato da una normativa statale ispirata alla massima semplificazione burocratica, all’interno del quale la Regione svolge un ruolo nel procedimento di <strong>valutazione d’impatto ambientale</strong> (esprimendo il proprio parere previa istruttoria e parere espresso dalla Commissione Regionale VIA), l’amministrazione regionale ha provocato un <strong>arresto procedimentale</strong>. Per un verso è stata disposta la sospensione delle attività istruttorie in corso della Commissione VIA e, per altro verso, è stata anticipata la volontà dell’amministrazione regionale di esprimersi in termini negativi in sede di conferenza di servizi, negando così l’intesa con il Ministro delle attività produttive.</p>
<p>Il TAR di Venezia, al riguardo, ha affermato che, attraverso l’introduzione della normativa in materia di sicurezza del sistema elettrico nazionale, il legislatore statale ha operato una precisa scelta: quella di ritenere <strong>necessario il conferimento allo Stato della responsabilità amministrativa unitaria della materia</strong>. In questo modo si è spostato al livello superiore nazionale ogni valutazione in merito alla necessità di interventi che assicurino il soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale, pur garantendo, entro i limiti del procedimento così disciplinato, la cura degli interessi locali.</p>
<p>Nel caso specifico, il <strong>Collegio</strong> ha ritenuto che la deliberazione regionale, oggetto del contendere, si fondasse su <strong>motivazioni strettamente locali</strong>, che non sono sufficienti ad impedire il rilascio dell’autorizzazione, ma soprattutto configgono con la ratio e le esigenze perseguite dalla disciplina in materia di energia.</p>
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		<title>Tu ricicli, io ti ricarico</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Marzetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Living]]></category>
		<category><![CDATA[Le città eco-sostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[compattatori]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[A Napoli arrivano degli speciali compattatori che, in funzione della quantità di plastica da riciclare inserita da ogni utente, erogano un buono per una ricarica telefonica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Napoli prende spunto da alcuni modelli nordeuropei e <strong>a Chiaia, quartiere chic e commerciale della città partenopea, spuntano delle macchine speciali. Le chiamano compattatrici</strong> e il loro funzionamento è semplice. Si inserisce la plastica da riciclare e in funzione della quantità che ciascuno “compatta” la macchina eroga uno scontrino attraverso cui ottenere una ricarica telefonica.</p>
<p>L’iniziativa, che certo <strong>non piace ai puristi del riciclo e dell’approccio consapevole alla questione ambientale</strong>, è condotta dalla <a href="http://www.comune.napoli.it/municipalita_1-chiaia_posillipo_san_ferdinando">Prima Municipalità</a> in accordo col la società <a href="http://www.rditalia.com/">RD Italia</a>, che ha installato le macchine in giro per il quartiere, principalmente nei pressi dei centri commerciali.</p>
<p>La Prima Municipalità ha anche comunicato che qualora si ottenessero dei buoni risultati in termini di riciclo, <strong>l’iniziativa sarà estesa</strong> ad altri punti vendita del quartiere.</p>
<p>Stupiti? Certo, anche se visto l’uso spasmodico del telefonino,  si tratta di un incentivo forte in aiuto alla <strong>raccolta differenziata, che a Napoli continua a non decollare.</strong></p>
<p>Lo dimostra il dato emerso da <a href="http://www.legambiente.eu/campagne/ecosistemaUrbano/index.php">Ecosistema Urbano,</a> il rapporto annuale di Legambiente che ha evidenziato come sul totale dei rifiuti urbani <strong>solo l’11% viene riciclato compiutamente, contro il 27% della media italiana.</strong></p>
<p>L’idea, comunque, non è nuova. Da tempo negli Stati Uniti e in alcuni Paesi scandinavi è facile incontrare persone che portano alle macchinette i loro rifiuti, per ottenere l’incentivo.</p>
<p>Ultimamente Budapest è entrata in questo giro di iniziative, dando <strong>piccole somme di denaro a chi ricicla le bottiglie </strong>di vetro e anche Atene, che ha avuto <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/19397/Grecia,+tonnellate+di+rifiuti+su+Atene">qualche settimana fa enormi problemi per lo smaltimento dei rifiuti </a>a causa di uno sciopero degli operatori ecologici, ha installato le <strong>macchine compattatrici che restituiscono crediti per la spesa</strong> a chi ricicla vetro, plastica, carta e anche pile scariche e altri prodotti molto inquinanti.</p>
<p>Nel lungo termine, anche grazie a questi macchinari, ci si può porre il duplice obiettivo di <strong>incrementare la cultura del riciclo</strong> e del rispetto ambientale nel popolo italiano, ma anche di <strong>sostituire i cassonetti</strong>, che ingombrano e sono poco gradevoli.</p>
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