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	<title>Green Magazine</title>
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	<description>Green: il multiblog verde di ecologia natura e ambiente</description>
	<lastBuildDate>Thu, 31 Mar 2011 08:00:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Una città davvero ecosostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 08:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Green</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le città eco-sostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[città sostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[masdar city]]></category>
		<category><![CDATA[planit valley]]></category>

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		<description><![CDATA[La città eco del futuro sorgerà a Paredes in Portogallo. Nome in codice? PlanIt Valley]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; boom per le città econostenibili.</p>
<p>Ad Abu Dhabi si sta costruendo <a href="http://smartercity.liquida.it/2010/09/06/masdar-city-il-futuro-e-gia-qui"><strong>Masdar City</strong></a>?</p>
<p>L&#8217;Euorpa risponde con l&#8217;ancora più ambizioso progetto <strong>PlanIT Valley </strong>che, secondo gli scienziati architetti, ingegneri e progettisti che hanno elaborato il piano, dovrebbe essere regolata  da un supercomputer che controllerà acqua, energia e ogni attività delle case</p>
<p>La sede scelta per questa città del futuro è <strong>Paredes</strong>, nel distretto di Oporto in Portogallo.</p>
<p>Il progetto dovrebbe essere completato a <a href="http://living-planit.com/default.htm">tempo di record</a>, se è vero che come data finale dei lavori è stata stabilita quella del <strong>2015</strong>.</p>
<p>L&#8217;intera città sarà completamente <strong>ecosostenibile</strong>: gli edifici saranno prefabbricati per risparmiare soldi, che verranno reinvestiti nella tecnologia che dovrà controllare tutto e spazio. I tetti delle case saranno ricoperti di vegetazione per assorbire pioggia e sostanze inquinanti e scaldare di più. L&#8217;intera città sarà monitorata da un <strong>supercomputer</strong> che si occuperà di controllare consumi di acqua, luce e gas, riciclare i materiali liquidi e solidi, controllare la temperatura all&#8217;interno delle abitazioni, il tutto con l&#8217;unico obiettivo di non sprecare nemmeno una goccia d&#8217;acqua.</p>
<p>Le <a href="http://green.liquida.it/tag/energie-rinnovabili">energie rinnovabili</a> la faranno da padrone: ogni abitazione sarà dotata di un impianto fotovoltaico e l&#8217;energia elettrica sarà ricava dal riciclo dei rifiuti.</p>
<p>Normalmente una città di medie dimensioni sfrutta solo il 5 per cento dell&#8217;immondizia per il riciclo e la produzione di energia, nel caso della <strong>PlanIT Valley</strong> questo valore dovrebbe schizzare fino all&#8217;80 per cento.</p>
<p>Le macchine che circoleranno per le vie della città saranno <strong>elettriche o a idrogeno</strong>. I progettisti hanno persino pensato ad un sistema che controlli che i bambini non si perdano nelle vite cittadine: qualora capitasse l&#8217;occhio vigile delle telecamere di sicurezza saprebbe individuarli e segnalarli alle autorità ( questa sa un po&#8217; di Truman Show, a dirla tutta). Tutti i dati relativi alla vita della città, dal traffico al meteo, saranno elaborati dal computer.</p>
<p>Speriamo che non lo chiamino HAL 9000&#8230;</p>
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		<title>Danimarca: stop a petrolio e carbone</title>
		<link>http://green.liquida.it/energie-alternative/danimarca-stop-a-petrolio-e-carbone.html</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 11:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Gerboni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energie Alternative]]></category>
		<category><![CDATA[combustibili fossili]]></category>
		<category><![CDATA[Danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[energia eolica]]></category>
		<category><![CDATA[energia pulita]]></category>
		<category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo stato nordico punterà sulle energie alternative: eolico su tutte]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Carbone</strong> e <strong>petrolio</strong> non sono sinonimo di energia pulita: questo concetto è già entrato nelle idee della gente, che sta iniziando a sensibilizzarsi sull’importanza dello sviluppo sostenibile.</p>
<p>Detto questo, passare dalle parole ai fatti non è certo una scelta facile. Moltissimi paesi del mondo stanno incrementando il business delle <strong><a href="http://green.liquida.it/tag/energie-rinnovabili">energie rinnovabili</a>.</strong></p>
<p>Le fonti alternative stanno conoscendo una vera espansione, ma i <strong>combustibili</strong> <strong>fossili</strong> costituiscono ancora ovunque una parte fondamentale del pacchetto energetico.</p>
<p>L’addio alle fonti tradizionali di energia sembra lontano?</p>
<p>Eppure la <strong>Danimarca</strong> dà il primo segnale concreto di volerle <strong>abbandonare</strong>. Un’agenzia governativa danese ha infatti annunciato di recente che il <strong>2050</strong> potrebbe essere la data utile a congedare i combustibili fossili in tutto il paese.</p>
<p>Un obiettivo tanto ambizioso quanto importante: quali strategie intende seguire lo stato? Bastano due parole: <strong><a href="http://green.liquida.it/tag/energia-eolica">energia eolica</a>.</strong> Sotto questo punto di vista la Danimarca è davvero fortunata: <strong>oltre il 20% del consumo di elettricità</strong> proviene dal vento. È in assoluto la percentuale più alta al mondo, e addirittura nei giorni particolarmente ventosi si raggiunge il 40% di tutta l’elettricità prodotta da un paese delle dimensioni della Spagna.</p>
<p>Attualmente la Danimarca produce <strong>3mila megawatt</strong> di energia dalle centrali eoliche, principalmente offshore, una quantità che dovrebbe crescere a 18 mila nei prossimi 40 anni. Quindi il governo danese intende sfruttare l’eolico <strong>sei volte di più</strong> rispetto al presente.</p>
<p>Certo, la strategia prevede anche qualche punto dolente: per scoraggiare il ricorso alle fonti energetiche tradizionali, si prevede di <strong>aumentare di dieci volte le tasse</strong> sui combustibili fossili, passando dagli attuali 5 corone per gigajoule a 50 corone entro il 2030.</p>
<p>Una sfida che non spaventa il Primo Ministro danese Lars Rassmussen:</p>
<blockquote><p><em>L&#8217;obiettivo è possibile, anche se ha implicazioni sul piano del debito e dei posti di lavoro che vanno studiate. Ma sappiamo che dobbiamo partire adesso per raggiungerlo.</em></p></blockquote>
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		<title>Obama va col sole</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 15:47:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Chirichelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energie Alternative]]></category>
		<category><![CDATA[energia solare]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[obama]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Presidente americano ripristina i pannelli fotovoltaici sulla Casa Bianca e rilancia il solare in tutti gli States]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Obama</strong> mantiene le promesse.</p>
<p>Non tutte, ovviamente,  ma sulla politica ambientalista cerca di dare il buon esempio, anche se a volte dev&#8217;essere “incoraggiato” dal proprio elettorato.</p>
<p>La vicenda dei <strong>pannelli solari sul tetto della Casa Bianca</strong> ne è un perfetto esempio.</p>
<p>Qualche mese fa, un comitato verde denominato <a href="http://www.350.org/">350.org</a>, (il nome deriva dal fatto che gli attivisti vogliono negli Usa  la concentrazione nell’atmosfera dell’anidride carbonica arrivi al di sotto della soglia critica di 350 parti per milione)   aveva donato a Obama dei pannelli solari, affinchè quest&#8217;ultimo li facesse montare sul tetto della sua attuale residenza. Quei pannelli però, non erano comuni pannelli solari ma veri e propri cimeli storici, ammantati di un&#8217;aura simbolica di eccezionale importanza.</p>
<p>Gli attivisti li avevano scovati in un magazzino, salvo scoprire che erano gli stessi che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jimmy_Carter">Jimmy Carter</a>, celebre presidente americano negli anni &#8217;70, <strong>li aveva montati sul tetto della White House</strong> e lì erano rimasti prima che Ronald Reagan li facesse togliere. Ai tempi l&#8217;America, come buona parte del mondo occidentale, era stata colpita dallo shock petrolifero e l&#8217;energia solare era considerata fondamentale per liberarsi dalla schiavitù del petrolio (certe cose non cambiano mai&#8230;). Non stupisce che le performance dei pannelli Carteriani siano ridicole, se confrontate con quelle dei mezzi moderni.</p>
<p>Dopo l&#8217;iniziale rifiuto da parte di alcuni funzionari governativi, la storia ha avuto un<strong> happy end</strong>.</p>
<p>Nel corso di una conferenza tenutasi a Washington, il governo degli Stati Uniti, per bocca del segretario di stato all’energia <a href="http://www.physorg.com/news205500945.html">Steven Chu</a>,  ha annunciato che i due pannelli solari torneranno sul tetto della Casa Bianca. Risolto il problema, restano però parecchie le urgneze che Obama dovrà affrontare nei prossimi mesi, dalla legge per ridurre le emissioni nocive a quella sulla produzione di bio carburanti, dallo sviluppo del nucleare e alle delicate trattative con paesi inquinanti come Cina e <a href="http://energialibera.studenti.it/2010/10/01/lenergia-solare-per-lo-sviluppo-dellindia/">India</a>.</p>
<p>A luglio il Presidente aveva stanziato con il celebre <strong>Stimulus Plan</strong>, 2 miliardi di dollari per supportare lo sviluppo della tecnologia fotovoltaica e creare nuovi posti di lavoro in quel settore, storicamente meno efficiente rispetto alla media europea.</p>
<p>Intanto il <strong>10 ottobre</strong> si è celebrato il <a href="http://www.350.org/en/101010">Global Work Party</a>, una giornata dedicata ad azioni pratiche in tutto il mondo per ridurre le emissioni di gas serra: dalle riparazioni collettive delle biciclette all’inaugurazione di orti, dalla coibentazione delle scuole all’installazione di pannelli solari.</p>
<p>Avete partecipato?</p>
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		<title>Robot contro la marea nera</title>
		<link>http://green.liquida.it/green-tech/robot-contro-la-marea-nera.html</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 08:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Green</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Tech]]></category>
		<category><![CDATA[MIT]]></category>
		<category><![CDATA[pannelli fotovoltaici]]></category>
		<category><![CDATA[SeaSwarm]]></category>
		<category><![CDATA[Water Horizon]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal MIT nuovi ritrovati tecnologici per poter ripulire l’acqua in casi di fuoriuscite di petrolio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dati gli eventi tragici e i gravissimi danni per il nostro ambiente dovuti al disastro della piattaforma petrolifera <strong>Water Horizon</strong>, i ricercatori delle università americane stanno lavorando duramente per la progettazione di nuovi ritrovati tecnologici per poter ripulire l’acqua in casi di fuoriuscite di petrolio.</p>
<p>In particolare un team di ricercatori del <strong>MIT</strong>, <a href="http://web.mit.edu/">Massachusetts Institute of Technology</a>, hanno svelato il prototipo di un robot mangia-olio/petrolio alimentato ad energia solare, definito <strong>SeaSwarm</strong>. Un modo per depurare le acque inquinate sfruttando unicamente energia pulita, rinnovabile e a impatto zero.</p>
<p>Il robot ha dimensioni molto limitate: lungo poco meno di 5 metri e largo 2 metri, ed è dotato di una sorta di rete in grado di filtrare l’acqua, assorbendo olio o petrolio per una quantità di circa 20 volte superiore il suo peso.</p>
<p>La rete scorre grazie a una cinghia installata all’interno della bocca della macchina, alimentata proprio grazie ai piccoli <strong>pannelli fotovoltaici </strong>installati sulla parte superiore della sua cover, e si allunga sulla superficie dell’acqua raccogliendo le impurità.</p>
<p>I robot dovrebbero, secondo i progetti dei ricercatori <strong>MIT</strong>, essere disposti in mare in maniera strategica seguendo i flussi delle correnti, riuscendo in questo modo a impedire la diffusione dell’inquinamento delle acque. Si muoverebbero a formazione, come una flotta di navi, in modo da setacciare in maniera approfondita la superfice del mare inquinata e grazie ad un sistema Wi-Fi, assistito da un apposito modulo GPS, i movimenti di questi Seaswarm risulteranno sincroni e precisi.</p>
<p>Un <strong>lato negativo</strong> per il momento è rappresentato dal <strong>costo</strong>, circa 20.000 $ per ogni singola unità. Per ottenere risultati ottimali dovrebbero essere impiegati circa 10.000 unità in caso di crisi simili alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Deepwater_Horizon">Deepwater Horizon</a>, circa 200 milioni di dollari per un’attività di pulizia delle acque di questo tipo. Certo una cifra considerevole, ma spendibile per il futuro del nostro <strong>Pianeta</strong>.</p>
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		<title>Il futuro è nelle energie rinnovabili</title>
		<link>http://green.liquida.it/energie-alternative/il-futuro-e-nelle-energie-rinnovabili.html</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 08:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Chirichelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energie Alternative]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[co2]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[Laurence Smith spiega come le energie rinnovabili siano diventate la chiave per vivere un futuro migliore ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo libro del climatologo <strong>Laurence Smith </strong>s&#8217;intitola <em>The World in 2050: Four Forces Shaping Civilization&#8217;s Northern Future</em>, sarà pubblicato alla fine di settembre e spiegherà come mai le <a href="http://green.liquida.it/tag/energie-rinnovabili">energie rinnovabili</a> siano diventate la chiave per vivere un futuro migliore e quali conseguenze comporterà la loro adozione.</p>
<p>Gli stati che già oggi le sfruttano in modo intensivo, come il <strong>Canada</strong> e il terzetto di paesi nordici europei, in futuro saranno avvantaggiati rispetto a coloro che siedono oggi nel G8 e che basano la propria economia sul petrolio e i suoi derivati.</p>
<p>Il <a href="http://green.liquida.it/tag/cambiamenti-climatici">cambiamento climatico</a>, paradossalmente, finirà per favore proprio quelle zone che oggi, a causa del freddo intenso, sono poco sfruttate dal punto di vista energetico e non possono ospitare manodopera: basti pensare alla tundra russa o alle foreste del nord del Canada. Proprio in questo paese si aspetta una <strong>crescita demografica</strong> superiore al 30% nei prossimi anni. Secondo Smith anche le attuali potenze emergenti, Cina, India e Brasile saranno superate, vista la loro quasi completa dipendenza dal petrolio e dalle vecchie forme di approvvigionamento energetico.</p>
<p>Purtroppo molti paesi in via di sviluppo dovranno, anche nel <strong>2050</strong>, fare ricorso alla più inquinante di tutte le energie, quella derivante da carbone, vanificando parte degli sforzi delle superpotenze che stanno cercando di risolvere il problema di global warming e dell&#8217;innalzamento delle temperature. Cambieranno anche le grandi città del futuro: Toronto, Montreal, Vancouver, Seattle, Calgary, Edmonton, Minneapolis-St. Paul, Ottawa, Reykjavik, Copenhagen, Oslo, Stoccolma, Helsinki, avranno la stessa popolazione ed importanza di <strong>Londra</strong> e <strong>New York.</strong></p>
<p>In questo scenario possibile, il dato di fatto reale è che<strong> le energie rinnovabili sono diventate un&#8217;esigenza imprescindibile per tutti</strong>. Per sfruttare bene le loro potenzialità negli anni a venire sarà necessario programmare il loro impiego puntando sull&#8217;offerta, favorendo la nascita di un&#8217;industria specializzata nelle energie pulite, e non soltanto stimolando la domanda. I <a href="http://europa.eu/legislation_summaries/energy/european_energy_policy/l27067_it.htm">piani della UE</a>, in questo senso, sono molto ambizosi (il famoso <strong>20-20-20</strong>): entro il 2020 dovremo coprire il 20% del fabbisogno energetico con le energie rinnovabili, migliorare l&#8217;efficienza del 20% e tagliare del 20% le emissioni di anidride carbonica. E l&#8217;Italia è in ritardo&#8230;</p>
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		<title>Le buone pratiche green per un consumo sostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 08:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Green</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Living]]></category>
		<category><![CDATA[certificazioni sostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[consumo energia]]></category>
		<category><![CDATA[elettrodomestici]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio energetico]]></category>

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		<description><![CDATA[Se un milione di case avessero le spine degli elettrodomestici staccate, si eliminerebbero 15mila tonnellate di CO2 ogni anno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; comune pensare che quando un apparecchio elettronico non è in funzione, effettivamente sta <strong>consumando energia</strong>.</p>
<p>Se un milione di case avessero le spine degli elettrodomestici staccate, si eliminerebbero 15mila tonnellate di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anidride_carbonica"><strong>CO2</strong></a> ogni anno.</p>
<p>Se fino a qualche anno fa in un’abitazione erano presenti due o tre alimentatori sempre sotto tensione e il loro assorbimento &#8211; e dunque l’<strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Impatto_ambientale">impatto ambientale</a> </strong>- era trascurabile, adesso con il proliferare di apparecchi portatili che necessitano di essere caricati, <strong>l’elettricità inutilmente sprecata inizia a diventare troppa</strong>.</p>
<p>In questo caso, una soluzione pratica ed economica è la multipresa con interruttore, nota comunemente con il nome di ciabatta. La presenza dell’interruttore, tipicamente uno switch luminoso, consente di staccare dalla rete elettrica tutto quello che è collegato alla multipresa. In questo modo si evita lo spreco causato dai troppi alimentatori esterni presenti in casa.</p>
<p>Alcuni studi effettuati negli <strong>USA</strong> hanno rivelato che da soli la TV e il lettore DVD/videoregistratore in modalità standby determinano un consumo/spreco di energia pari a <strong>1 miliardo di dollari l’anno</strong>. Lo stesso discorso vale per i cellulari: se evitiamo di lasciare attaccato alla presa di corrente il caricabatterie, quando non lo utilizziamo, evitiamo l’inutile spreco di energia e il precoce deterioramento dell’apparecchio stesso.</p>
<p>Per rendere ancora<strong> più efficace la riduzione dello spreco di energia</strong> ed essere un consumatore sostenibile e responsabile, è importante anche conoscere le caratteristiche di quello che si acquista. Il problema è che non è sempre facile orientarsi e decifrare le etichette sui prodotti e servizi con caratteristiche di <strong>sostenibilità</strong>. Tuttavia, sapere almeno quali siano le più affidabili è essenziale per fare in modo che le proprie azioni facciano la differenza.</p>
<p>Le certificazioni presenti nelle etichette possono essere attribuiti da organismi governativi, privati o misti, con adesione volontaria e con l’applicazione di criteri di valutazione non sempre confrontabili.<br />
Vediamo ora quali sono le principali e più attendibili etichettature dei <strong>prodotti ecosostenibili</strong>, presenti anche nel mercato italiano.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energy_Star"><strong>ENERGY STAR</strong></a></p>
<p>Usata per indicare l’efficienza energetica per le apparecchiature d’ufficio. Se un milione di persone ottimizzassero il loro frigorifero alla categoria <strong>Energy Star</strong>, si otterrebbe una diminuzione 556,000 tonnellate di CO2 all’anno (fonte: <a href="http://www.livearth.com/">Livehearth</a>).</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fair_trade"><strong>FAIR TRADE</strong></a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fair_trade"></a></p>
<p>Certifica che i prodotti siano stati lavorati senza causare sfruttamento e povertà nel Sud del mondo e siano stati acquistati secondo i criteri del <strong>Commercio Equo e Solidale</strong>.</p>
<p><a href="http://www.greenseal.org/"><strong>GREEN SEAL</strong></a></p>
<p>Fondata nel 1989, Green Seal fornisce, su basi scientifiche, le<strong> norme di certificazione ambientale</strong>. Rilasciato negli Stati Uniti dall’omonima organizzazione senza scopo di lucro che coinvolge direttamente rappresentanti di settori produttivi, consumatori, mondo scientifico e gruppi ambientalisti.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leadership_in_Energy_and_Environmental_Design"><strong>LEED</strong></a></p>
<p>Gli standard <strong>LEED</strong> (Leadership in Energy and Environmental Design) sono <strong>parametri per l’edilizia sostenibile</strong>, sviluppati negli Stati Uniti e applicati in 40 Paesi del mondo e che indicano i requisiti per costruire edifici eco-compatibili, cioè capaci di “funzionare” in maniera sostenibile ed autosufficiente a livello energetico.</p>
<p>Quindi stacchiamo la spina ai nostri elettrodomestici e teniamo gli occhi aperti per valutare al meglio i prodotti che acquistiamo!</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Frenare la desertificazione nel mondo</title>
		<link>http://green.liquida.it/green-living/frenare-la-desertificazione-nel-mondo.html</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 08:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Chirichelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Living]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[desertificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Global Humanitarian Forum]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>

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		<description><![CDATA[Le Nazioni Unite hanno lanciato il Decennio dei Deserti e della Lotta alla Desertificazione, che durerà fino a dicembre 2020]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si pensa al <strong>deserto</strong>, i primi paesi che vengono in mente sono quelli africani, arabi ed, eventualmente, l&#8217;Australia.</p>
<p>Eppure,  il paese che più soffre al mondo il problema della desertifcazione è la <a href="http://smartercity.liquida.it/2010/12/22/in-cina-arriva-il-tram-a-idrogeno">Cina</a>. Secondo i dati riportati dal <strong>China Daily</strong> il 26% del territorio cinese, cioè 2,6 milioni di chilometri quadrati, è considerato desertico e un altro 18% è soggetto a una forte erosione da parte delle sabbie.</p>
<p><strong>Le cause?</strong></p>
<p>Il boom economico ha portato ad un  eccessivo sfruttamento dei terreni (utilizzati per la coltivazione e il pascolo) che ha trasformato 400.000 km quadrati in deserto, e quest’area non fa che aumentare di anno in anno; i dati resi noti durante il Global Humanitarian Forum di Ginevra indicano che il deserto del Gobi si espande di 52.000 km quadrati ogni 5 anni. Ma dietro al fenomeno non c&#8217;è solo lo sfruttamento del terreno o, almeno, non solo quello.</p>
<p>Alcune cause riguradano<strong> lo stato di imperfetta salute di cui gode la nostra Terra</strong> a causa del riscladamento globale, altre ineriscono la <a href="http://smartercity.liquida.it/2010/10/29/le-decisioni-della-cina-in-materia-d%e2%80%99energia-scuoteranno-il-mondo">Cina</a> in quanto potenza economica in fase di sviluppo (sfruttamento dei pascoli, pressione demografica).</p>
<p>Il bacino del fiume Giallo, il secondo fiume della Cina, è tra i territori più colpiti al mondo dalla desertificazione, con il 62% delle terre erose. Per contenere il drammatico avanzamento dei deserti, il Governo cinese ha messo in atto  numerosi programmi tra cui spicca quello definito “della Grande Muraglia Verde”, una barriera fatta di alberi per fermare la forza dei venti, che provocano tempeste di sabbia sempre più frequenti,e l’avanzamento del deserto.</p>
<blockquote><p>Nel solo 2009, la<a href="http://smartercity.liquida.it/2010/10/28/la-cina-batte-gli-usa-e-suo-il-supercomputer-piu-veloce-al-mondo"> Cina </a>ha piantato 5,88 milioni di ettari di foresta. L’ex vicepresidente Usa e premio Nobel Al Gore ha detto che la Cina da sola pianta due volte e mezzo gli alberi che il resto del mondo pianta complessivamente in un anno. Si tratta, usando le parole di Gore, del “<em>più grande programma di rimboschimento che il mondo abbia mai visto</em>”.<br />
Tuttavia, al ritmo attuale di rimboschimento e di rimessa a erba delle terre coperte dalla sabbia, 1.700 chilometri quadrati l&#8217;anno, ci vorranno ben tre secoli per riconquistare &#8220;appena&#8221; 530.000 chilometri quadrati di terre fertili.</p></blockquote>
<p>Al fine di promuovere tutte le azioni necessarie ad evitare che le zone aride del mondo subiscano ulteriori processi di degradazione fino a trasformarsi in deserti, <strong>le Nazioni Unite il 16 agosto 2010 hanno lanciato il Decennio dei Deserti e della Lotta alla Desertificazione che durerà fino a dicembre 2020.</strong></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.un.org/">ONU</a></p>
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		<title>Veicoli green e a zero emissioni</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 08:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna De Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Motori verdi]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettriche]]></category>
		<category><![CDATA[Automobili]]></category>
		<category><![CDATA[trasporti ecosostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[veicoli a zero emissioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Automobili ad impatto zero, la nuova frontiera di veicoli presentati alla Fiera Eco del Michingan: accessibili e alla portata di tutti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;inizio della scorsa estate è stato caratterizzato dalla quinta edizione della Fiera dell&#8217;Energia del Michingan, un evento organizzato dalla <a href="http://www.glrea.org/" target="_blank">GLREA</a>, un&#8217;associazione no-profit nata nel 1991: la Fiera è dedicata alle energie rinnovabili e a tutto ciò che è propriamente &#8220;<strong>ecosostenibile</strong>&#8220;.</p>
<p>Questo anno, invece, alla &#8220;<em>Michingan Energy Fair</em>&#8220;, insieme a piani per l&#8217;energia rinnovabile, verranno presentati dei <strong>veicoli ad emissioni zero</strong>.</p>
<p>La linea di veicoli ad <strong>impatto zero</strong>, è stata progettata dalla <a href="http://www.ecovelectric.com/#" target="_blank">EcoV</a>, azienda leader per la produzione di automezzi ecologici destinati al trasporto.</p>
<p>L&#8217;EcoV metterà in evidenza i pregi dei propri veicoli elettrici: sicurezza e affidabilità che si traducono in tempi di caricamento piuttosto brevi ma soprattutto ricariche facili;</p>
<p>Il motore elettrico si ricarica da qualunque presa di corrente standard (110V o 220V AC), eliminando così, l&#8217;obbligo di dover costruire apposite infrastrutture. La linea EcoV include 4-6 differenti modelli. Dal camion al <strong>pick-up</strong>, fino ad autovetture destinate alla consegna, munite, cioè di un piano destinate al carico di merce.</p>
<p>L&#8217;intera linea include uno spazio per il riscaldamento con le classiche ventole, mentre la climatizzazione è opzionale.</p>
<p>La linea EcoV supera gli standard della <a href="http://www.nhtsa.gov/cars/rules/import/fmvss/index.html" target="_blank"><em>Federal Motor Vehicle Safety</em></a> e offre una maggiore protezione in caso di incidenti: grazie al<strong> telaio in acciaio</strong> il veicolo è molto più resistente rispetto alle altre auto elettriche.</p>
<p>La linea EcoV è ideale sia per l&#8217;uso personale che commerciale, anche il prezzo sembra ragionevole, circa 12.000 dollari.</p>
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		<title>Ecco la bioedilizia del futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 08:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Green</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Tech]]></category>
		<category><![CDATA[bioedilizia]]></category>
		<category><![CDATA[casa di plastica]]></category>
		<category><![CDATA[consumi domestici]]></category>
		<category><![CDATA[riciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[rivestimenti interni]]></category>

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		<description><![CDATA[Pannelli per soffitti realizzati con la plastica riciclata ottenuta dalle bottiglie gettate nelle discariche per un futuro maggiormente ecologico delle nostre abitazioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora novità in materia di <strong>bioedilizia</strong> per un futuro sempre più<strong> ecologico</strong> delle nostre abitazioni.</p>
<p>Nuovi materiale che non solo fanno bene all’ambiente, ma risultano anche molto gradevoli agli occhi, trasformandosi in ottimi ritrovati per aggiungere un tocco di design e modernità alle nostre case.</p>
<p>Arrivano dagli USA le piastrelle ed i pannelli per soffitto realizzati con <strong><a title="Case in plastica riciclata" href="http://smartercity.liquida.it/2010/10/23/costruire-case-con-plastica-riciclata" target="_blank">materiale riciclato</a></strong>. Tali<strong> eco-rivestimenti </strong>sono opera dell’azienda californiana <strong><a title="Ceilume sito web" href="http://www.ceilume.com/" target="_blank">Ceilume</a></strong>, da tempo specializzata nella produzione di materiali per gli interni delle abitazioni e che si è posta l’importante obiettivo di avere una serie di prodotti completamente <strong>a-tossici</strong> ed <strong>ecologici</strong>.</p>
<p>Il nome che è stato dato a questo nuovo materiale è<strong> Ceilume-P40-Plus</strong> ed è già stato testato e brevettato, quindi pronto per la commercializzazione su larga scala.</p>
<p>L’eco-rivestimento è ottenuto per il 60% con materiale riciclato, di cui il 40% costituito dalla <strong><a title="Bottle House" href="http://smartercity.liquida.it/2010/05/14/ecologic-bottle-house-la-casa-di-plastica" target="_blank">plastica riciclata</a></strong> dalle bottiglie gettate nelle discariche (vedete quanto è importante fare una corretta <strong><a title="Raccolta rifiuti con microchip a Cleveland" href="http://smartercity.liquida.it/2010/11/11/raccolta-dei-rifiuti-con-microchip-a-cleveland" target="_blank">raccolta differenziata</a></strong> e quali sono i vantaggi che ne derivano!).</p>
<p>Lato importante di tale materiale è che una volta terminato il suo ciclo di vita torna ad essere completamente riciclabile riducendo al minimo la quantità di scarti non riutilizzabili. Una possibilità quindi per variare il design e i colori degli ambienti interni delle nostre abitazioni senza danneggiare l’ambiente.</p>
<p>L’azienda ha studiato nei minimi dettagli, come giusto che sia trattandosi di rivestimenti interni, il <strong>design</strong> di tali piastrelle, che oggi sono rese disponibili in ben sei colori di base e in differenti finiture dai disegni moderni. Tra le altre cose ulteriore vantaggio è dato anche dalla semplicità di installazione, dal momento che non sono necessari trattamenti particolari e i singoli moduli si incastrano tra loro dando vita ad una superficie unica.</p>
<p>Ma collegato a tale materiale è anche un <a title="risparmio energetico domestico" href="http://smartercity.liquida.it/2010/10/28/casa-e-risparmio-energetico-i-consumi" target="_blank">vantaggio indiretto</a>. L’ottima capacità riflettente di cui dispone consente di poter sfruttare la massimo la luce naturale esterna determinando una riduzione dei <strong>consumi elettrici</strong> per l’illuminazione e determinando un’ulteriore riduzione di <strong>emissioni nocive</strong> per il nostro ambiente e conseguente risparmio in bolletta.</p>
<p>Infine tali piastrelle sono anche facilmente pulibili e non assorbono umidità e cattivi odori, caratteristiche che le rendono adeguate soprattutto per la cucina ed il bagno.</p>
<p>Il <strong>Ceilume-P40-Plus</strong> è stato recentemente premiato ai Bloom Awards dell’American Society of Interior Design, nella categoria dei materiali innovativi.</p>
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		<title>Il ponte green che aiuta l&#8217;ambiente e gli animali</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 08:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Green</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Living]]></category>
		<category><![CDATA[colorado]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità cittadina]]></category>
		<category><![CDATA[ponte]]></category>
		<category><![CDATA[ponte modulare]]></category>
		<category><![CDATA[ponte verde]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un team di designers americani ecco i ponti “verdi” che permettono una mobilità sicura degli animali a garanzia della natura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un <strong>ponte verde</strong> per permettere una mobilità in <strong>sicurezza</strong> per gli <strong>animali</strong>. E’ questo il progetto portato avanti dai designers dell’Oil Studio in <strong>Colorado</strong>, <a title="Usa e Smart Grid Plan" href="http://smartercity.liquida.it/2010/10/06/obama-e-lo-smart-grid-plan" target="_blank">USA</a>, che al momento rimane ancora un concept, ma che risulta fortemente interessante per la sua proposta di armonizzare città e natura nel prossimo futuro.</p>
<p>Siamo soliti infatti veder nascere nelle nostre <a title="Zurigo città verde" href="http://smartercity.liquida.it/2010/07/27/zurigo-citta-verde-e-intelligente" target="_blank">città</a> forme architettoniche sempre più evolute come <a title="Autostrada verde in Finlandia" href="http://smartercity.liquida.it/2010/09/05/autostrada-verde-in-finlandia" target="_blank">autostrade</a> e percorsi per pedoni, e senza dubbio è molto raro trovarci di fronte a soluzioni che consentano alla natura di “passare” all’interno delle aree abitate.</p>
<p>Nello specifico la funzione pensata dai suoi progetti per questo ponte è quella di passare sopra alle autostrade in modo da evitare ad essi il rischio di essere investiti dal traffico, ed evitando d’altra parte i rischi anche per gli automobilisti dal momento che la presenza di animali sulle corsie è spesso causa di incidenti. In questo modo si riusciranno davvero ad incrociare le strade in cemento per la mobilità umana con quelle “verdi” per il traffico degli animali.</p>
<p>Tale concept è definito “<strong>Wild (x)ing</strong>” ed è un <strong>ponte “modulare”</strong> dal momento che viene composto da singoli pezzi uniti insieme a seconda delle necessità e della distanza da coprire. Ogni singolo modulo è dotato di un’ambiente naturale completo, che può essere unito ad un altro dello stesso tipo. Infatti lo studio ha ipotizzato sei tipi di moduli differenti, ognuno dei quali presenta un particolare tipo di flora in modo da potersi adattare alle singole specie animali da aiutare.</p>
<p>Ogni singolo modulo del ponte green può inoltre essere facilmente sostituito semplicemente tramite l’utilizzo di una gru che lo sollevi e lo sostituisca con uno nuovo dotato di flora rinnovata.</p>
<p>La location scelta per questo ponte “naturalistico” è quella della <strong>White River National Forest</strong> nella zona Nord Est del <strong>Colorado</strong>, un’area enorme di oltre 9 mila kilometri quadrati. L’area è stata scelta proprio perché in quella zona passa una grande autostrada e sarebbe senza dubbio molto adatta per realizzare in grande stile questo progetto.</p>
<p>Come detto si tratta ancora di un concept, ma la cosa importante è l’approccio da cui è partito. Armonizzare la natura con la città, è una sfida importante che può essere vinta nel prossimo futuro.</p>
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