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Design salvavita: non solo estetica

I designer non si occupano solo di oggetti dalle linee ricercate; a volte si impegnano in progetti di effettiva utilità, per trovare soluzioni ai problemi di quella – enorme – parte della popolazione che con design non ha abitualmente a che fare


Design salvavita: non solo estetica

Quando si parla di design vengono subito in mente divani dalle linee sinuose, sedute dall’aspetto moderno e accattivante e punti luce che rendono una casa una vera e propria opera d’arte.

In realtà il design si occupa anche di progettare oggetti non solo belli dal punto di vista estetico, ma soprattutto di pensare forme nuove che possano migliorare in qualche modo la vita di chi quegli oggetti dovrà utilizzarli.

Non sempre quindi i designer si limitano a immaginare nuove linee per poltrone e complementi d’arredo: spesso la ricerca si concentra su progetti che possano essere realmente utili, e non solo al dieci percento privilegiato della popolazione umana.

Ispirato dai tragici eventi che hanno colpito la Cina negli scorsi mesi, il designer Haishan Deng ha pensato a un banco di scuola che possa fungere da riparo in caso di eventi sismici, come racconta Designerblog:

I terremoti che continuano a colpire un paese già sofferente per tanti altri problemi come la Cina, ha ispirato al designer Haishan Deng la progettazione di Life Desk, un banco di scuola capace di trasformarsi in una struttura di acciaio ad alta resistenza, per disperdere la pressione causata dallo schiacciamento.

Insomma una sorta di riparo d’emergenza da tenere sempre a portata di mano, funzione consentita dal suo pratico utilizzo quotidiano come un semplice banco, resistente, pratico e viste le sue capacità, neanche eccessivamente costoso.

A eventi molto più quotidiani, ma ugualmente pericolosi per la vita delle persone, ha pensato Baek Uyeol con il suo segnale di emergenza in caso di incidente stradale. Ne leggiamo su Blog your mind:

ecco un “triangolo di segnalazione” per autovetture, immaginato per non passare inosservato. Il designer Baek Uyeol ha ben pensato a situazioni in cui il conducente ha perso conoscienza in un incidente: ecco allora questo triangolo gigante gonfiabile, Safe Balloon, che si apre automaticamente (e anche manualmente o attraverso l’energia solare) dopo uno shock, assieme all’airbag. Nel 2008 questo “palloncino” ha vinto un “red-dot design award” nella categoria “protezione”.

Nel 2008 una mostra si è occupata esclusivamente di design pensato per il 90% della popolazione che i progetti usuali del design non solo non potrebbe permetterseli, ma non ha nemmeno idea che esistano, occupata in ben altre questioni di sussistenza. Spiega Marketing Arena:

Ecco un bel caso di innovazione che si sposa con la sostenibilità e il bene comune trasformando il concetto di design e dimostrando che per innovare basta davvero poco.
L’altro 90 (%), richiamato dal titolo, è la quota di umanità che vive sotto la soglia della povertà e a cui alcuni designer hanno pensato fermandosi per un momento di lavorare per il 10% del mondo ricco. Per questi milioni di persone alcuni designer hanno progettato oggetti utili e poco costosi; dalla ruota-contenitore che permette di trasportare 75 l d’acqua, alla cannuccia salvavita che permette di purificare anche l’acqua delle pozzanghere, tutti oggetti che fino a poco tempo fa si trovavano in mostra al Cooper-Hewitt-National Museum di New York e che erano da ammirare per il fatto di costituire risposte a bisogni essenziali, vitali, di coloro che non vivono nelle ristrette aree del mondo ricco.

Yeslife faceva notare:

Se pensiamo agli oggetti che ci stanno intorno e che usiamo abitualmente, ci accorgiamo che sono tutti frutto dell’idea e della realizzazione di un designer. Ma solo il 10 per cento della popolazione ricca del pianeta è destinatario di questi progetti, l’altro 90 per cento non ne avrà mai accesso non potendo permettersi di acquistarli.
Il “Design for the other 90%” vuole riempire questo gap dimostrando come anche il design, concepito in modo responsabile e sostenibile, possa intervenire per risolvere molti dei problemi quotidiani della parte più povera della popolazione mondiale creando oggetti utili e al contempo poco costosi.

E così scriveva Social Design Zine:

La mostra è suddivisa per i grandi temi del rifugio, della salute, dell’acqua, dell’educazione, dell’energia e dei trasporti all’interno di ciascuno dei quali sono elencati i progetti di design sostenibile e solidale che li riguardano. Dai pozzi d’acqua, alle protesi per mutilati, dai ripari per i lavoratori clandestini ai computer di One Laptop per Child, progetti firmati da sconosciuti designer la cui realizzazione incide però sulla vita di un numero di persone ben più ampio di quello raggiunto dai più noti nomi di designer alla moda.

Una mostra che ci fa riflettere su valore politico del design e delle possibilità che questo ha di rendere più vivibile l’esistenza alla stragrande maggioranza di uomini e donne di questo mondo.
Va da sé, che il progetto più efficace per aiutare l’altro 90% sarebbe una più equa ripartizione della ricchezza mondiale

Tra i progetti, molte idee concrete, poco costose, belle tanto quanto utili – come la ruota per l’acqua su Concepts and Contents:

I lavori di designers e progettisti esposti in questa bella mostra, hanno l’intento di sensibilizzare e produrre una concezione “sostenibile e responsabile” del design e dimostrare come possa essere messo al servizio dei paesi in via di sviluppo, così da aumentarne le possibilità di accesso all’acqua, al cibo, alla sanità e alla scolarizzazione.
Un esempio famoso in questa direzione è il pc a manovella creato da Negroponte per i bambini dei paesi poveri, economico, facilissimo da usare e anche bello.

Tra gli oggetti presentati alla mostra di New York un esempio è Q Drum, un robusto contenitore per l’acqua che permette di trasportarla facilmente anche su lunghe distanze (come accade nei villaggi africani) grazie alla forma che permette un facile movimento rotatorio sul terreno.

Spesso le soluzioni ideate dai designer si ricollegano ai principi della sostenibilità ambientale e della decrescita, come nota Noantri:

Tra i progetti spiccano quelli per una cucina ad energia solare , realizzata con materiali di scarto da biciclette e specchietti del trucco che convogliano la luce verso contenitori pieni d’ acqua. Carbone derivato da materiali di risulta della raffinazione della canna da zucchero e non dagli alberi. Dispositivi portatili per purificare l’acqua e mezzi economici per creare delle cisterne isolate dalla plastica invece che dal costoso cemento. Pompe per l’acqua in bambù e bici con portapacchi capienti per trasportatre svariati chili di materiali. Ma soprattutto : TANTO SOLARE.

Insomma, se il 90% degli acquirenti dei designer di tutto il mondo è in quel 10% di persone abbastanza fortunate da potersi permettere le opere di ingegno di questi creatori, capita ancora che il talento venga messo al servizio anche di quelle persone che, probabilmente, non avranno mai la possibilità di sapere chi sia la firma illustre che – per una volta – ha messo il suo talento al servizio di tutti.

Tag correlate: design, sostenibilità, sviluppo sostenibile, Cina


Post pubblicato da: Roberta Ragona il 26 ottobre 2009 - 27 posts su Green Magazine.

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1 Commenti a questo articolo

  1. gab says:

    La vita e il mondo si possono migliorare iniziando anche dagli ogetti quotidiani

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