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Dopo il picco del petrolio, quello dei metalli

Le risorse non rinnovabili inevitabilmente giugnono a un punto massimo di sfruttamento oltre cui non possono essere più utilizzate. Per alcune il picco è già passato, per altre si avvicina a grandi passi. Con quali sono conseguenze?


Dopo il picco del petrolio, quello dei metalli

Si parla spesso del picco del petrolio, delle conseguenze che avrà sulla nostra società – e, in generale, sulla vita degli esseri umani tutti.

Che cosa si intende con questa definizione? Il picco del petrolio è un picco di produzione, ossia il momento in cui si raggiunge il massimo storico della produzione di una risorsa finita. Da quel momento in poi la quantità tenderà a calare, sia per l’esaurimento della materia prima, sia per i maggiori costi estrattivi o di produzione che renderanno eccessivamente costoso lo sfruttamento di quanto rimasto.

Quello di cui non si parla quasi mai è il fatto che il picco non riguarda soltanto il petrolio e i combustibili fossili, ma tutta una serie di risorse non rinnovabili su cui si basa la nostra vita. Per alcune il picco si è già verificato, ma non essendo elementi fondamentali alla sopravvivenza non ci siamo resi conto del loro declino; per altre il picco è molto vicino, e si tratta di sostanze dalle quali non è possibile prescindere.

Ad esempio, vi siete mai chiesti a cosa è dovuta l’eliminazione del mercurio da moltissimi prodotti elettronici? O più banalmente cosa ha portato alla sparizione dei vecchi termometri o delle amalgame dentarie contenenti mercurio? Spiega Aspo Italia:

Ora, il fatto che il mercurio sparisca dai termomentri sembra che sia una cosa ovvia per ragioni di ecologia. Il mercurio è un metallo pesante; è tossico per la salute umana. Cosa c’è di più logico che farlo sparire e sostituirlo con qualche bel microprocessore? Fra le altre cose, non c’è più nemmeno bisogno di fare quella cosa curiosa che era “sbattere” il termometro prima di provarsi la febbre.

Il realtà, però, se andate a vedere i dati storici della produzione di mercurio, vedete una cosa curiosa. La produzione mondiale di mercurio ha seguito una bella curva di Hubbert, con il massimo verso la fine degli anni ‘60. Ovvero, non è che abbiamo deciso di smettere all’improvviso di usare il mercurio perché lo consideravamo inquinante. C’è stata questa curva che ci dice qualcosa. Certo, uno dice, va bene, è stata una cosa graduale, via via che il mercurio lo eliminavamo dal mercato, la produzione diminuiva perché c’era meno domanda. Forse. Ma forse anche no. Vedete, c’è un piccolo dettaglio da considerare. Se confrontate la curva di produzione storica con i dati geologici; ovvero le stime delle riserve mondiali, allora vedete che le due cose corrispondono bene. Ovvero, abbiamo estratto tutto il mercurio che potevamo estrarre.
Pensateci bene su questa cosa. Vuol dire che il mercurio non lo abbiamo smesso di estrarre perché non ci serviva più. Perlomeno, non solo per questo. Abbiamo smesso, anche e forse soprattutto, perché non ce n’è più in forma estraibile. In economia è sempre difficile disaggregare domanda e offerta ma, in questo caso, chiaramente la produzione non è diminuita soltanto per via di una riduzione della domanda. C’era un problema di offerta. Se non avessimo avuto a disposizione una tecnologia alternativa, oggi i termometri sarebbero cose rare e preziose.
Il mercurio è un caso classico in cui la sostituzione di una risorsa è stata talmente facile che la maggior parte di noi non si è nemmeno accorta che c’era un problema. Non c’è stato nessuno che abbia parlato con preoccupazione di “picco del mercurio”, nessun catastrofista che abbia lanciato l’allarme o cose del genere. Può darsi che ci vada così anche per il petrolio ma, ovviamente, il petrolio è una cosa importante e non così facile da sostituire come il mercurio.
Questo ci porta a un’altra domanda. Che cosa succede se una risorsa non è sostituibile?

Già: cosa succede se si esaurisce una risorsa non è sostituibile? Sfortunatamente è una domanda a cui bisognerà trovare una risposta tra non molto, visto che una simile risorsa in via di esaurimento c’è già: il fosforo.
Perché il fosforo è così fondamentale e così insostituibile ce lo spiega Le parole della scienza:

Il fosforo, in genere sotto forma di ione fosfato, è un insostituibile ingrediente della vita, visto che costituisce la spina dorsale di DNA e membrane cellulari, ed è il componente fondamentale dell’ATP, il principale magazzino di energia delle cellule.

Per quanto sia complessa la chimica della vita, le condizioni che determinano la crescita rigogliosa delle piante sono riconducibili a tre numeri: 19, 12, 5. Ovvero le percentuali di azoto, fosforo e potassio indicate sulle confezioni di fertilizzanti. Questi sono i tre nutrienti che nel corso del XX secolo hanno permesso di aumentare le rese dell’agricoltura e alla popolazione mondiale di moltiplicarsi per sei. L’azoto si ottiene dall’aria, fosforo e potassio provengono da attività estrattive. Il mondo ha riserve di potassio a sufficienza per diversi secoli, ma per il fosforo è tutta un’altra storia.

[…]

La società moderna separa produzione e consumo alimentare, limitando la capacità di restituire i nutrienti al terreno: li usiamo una volta e poi li buttiamo via. L’agricoltura inoltre ha accelerato l’erosione del suolo, perché aratura e dissodamento lo espongono agli agenti atmosferici, aumentando parallelamente la perdita di fosforo. Anche le misure anti-inondazione compromettono il ciclo naturale del minerale. In genere le inondazioni fluviali ridistribuiscono il sedimento ricco di fosforo ai terreni vicini, rendendolo nuovamente disponibile. È proprio in questo clima di allarme che si pensa alle conseguenze geopolitiche; il Times avverte: “I pochi paesi che dispongono di miniere di fosforo potrebbero diventare importanti nell’economia e nella politica mondiale come lo sono ora quelli dell’Opec nel controllo delle riserve petrolifere”.

Tra le ragioni del rapido declino delle riserve di fosforo c’è l’agricoltura industriale e la richiesta eccessiva di carne. Scrive Blogeko:

Non ci sono alternative di sintesi al fosforo, ed esso viene estratto, usato e sprecato come mai prima d’ora.

Le cause della massiccia richiesta di fosforo sono le medesime della crisi alimentare, e contribuiscono ad aggravarla.

Crescente consumo di carne e di prodotti animali dai Paesi asiatici in fase di decollo economico: e per nutrire gli animali bisogna coltivare e concimare foraggi. I vegetali da cui si ricavano i biocarburanti richiedono gran quantità di fosforo.

In India ormai le fabbriche sono a corto di fosforo. In Brasile si parla di nazionalizzare le miniere. In Svezia si lavora per recuperare il fosforo dalla pipì.

Non va meglio per altri minerali fondamentali, come ad esempio il ferro.

Ecoalfabeta ha dedicato una serie approfondita di post al picco delle risorse non rinnovabili. Leggiamo cosa scrive del ferro:

nell’ultimo quinquennio la produzione di ferro è cresciuta in media all’incredibile ritmo del 13% all’anno, guidata dallo sviluppo cinese e indiano.

Dal momento che l’area sotto la curva è costante, se questa diventa più alta deve anche diventare più stretta (vedi il grafico qui sopra; la scala è cambiata, ma le curve rossa e blu sono le stesse del primo grafico)

In parole povere, il ferro potrebbe raggiungere il picco di produzione tra 10 anni, tornare ai livelli attuali tra  20 e crollare a livelli insignificanti tra 30. Dopo non sarebbe esaurito, ma i costi di estrazione sarebbero tali da renderlo una merce di lusso.

Il grafico non rappresenta naturalmente una predizione, ma solo un possibile scenario di quello che poterbbe avvenire.

Anche se il ferro dovesse durare più a luingo, il passaggio attraverso il picco non sarà certo indolore.

Abbiamo passato il picco del mercurio e del piombo senza accorgercene, perchè

  • sono stati trovati sostituti

  • la legislazione ambientale ne ha limitato l’uso riducendo la domanda in parallelo all’offerta

  • si è proceduto al riciclo.

Il primo punto non vale nè per il ferro, nè per il rame; il secondo sostanzialmente non si applica. Resta il riciclo, che rappresenta una risorsa importante.

Le conseguenze di questi avvenimenti cominciano  a vedersi nel mondo. Un esempio è il sistematico smantellamento di navi (che sino a qualche anno fa solcavano gli oceani) per ricavarne ferro, acciaio e altri materiali . Racconta Petrolio:

Sappiamo che da tempo ci sono centinaia di navi portacontainer ferme nei porti, perché il furioso commercio di cianfrusaglie (e non solo) via mare si è praticamente bloccato a causa della crisi economica e finanziaria. Ma chi si occupa del settore evidentemente non legge i giornali, per i quali la crisi è roba vecchia, o non ascolta i vari pronunciamenti ottimistici dei leader mondiali. Infatti, invece di attendere la “ripresina”, si procede alla distruzione delle navi per recuperarne ferro e acciaio. Insomma, le danno per perse. In Asia ormai ci sono appositi porti dove le navi arrivano per essere ridotte a materia prima.

Anche qui c’è però una cattiva notizia. Georgescu Roegen voleva chiamarla quarta legge della termodinamica: non è possibile riciclare i materiali al 100% e indefinitamente.

Ma non solo le grandi navi mercantili e da crociera vengono smantellate. Se avete viaggiato sui treni negli ultimi anni, vi sarete accorti di come sia sempre più frequente che tra i motivi di ritardo dei treni compaia il furto di rame dalle linee. Anche questa è una delle conseguenze di ciò che sta succedendo.Leggiamo su Stradeferrate:

Circolazione fortemente rallentata, dalle 6.15 alle 9.20 di oggi, sulla linea FR1 Roma – Fiumicino Aeroporto per un furto, avvenuto nella notte, di trecce di rame fra le stazioni di Roma Ostiense e Ponte Galeria.

Trentacinque treni hanno subito ritardi medi fino 20 minuti perché l’asportazione del materiale tecnico ha determinato l’adozione di un protocollo di sicurezza più restrittivo per la gestione del traffico ferroviario.

Le FS precisano che la sottrazione del materiale in rame, comunque, non comporta, nel modo più assoluto, problemi di sicurezza alla circolazione ferroviaria in quanto si attivano immediatamente i sistemi di protezione delle tecnologie che controllano e gestiscono la circolazione dei treni.

Tra i luoghi saccheggiati ci sono anche i cimiteri. Nel caso dei cimiteri l’idea dei furti è ancora più difficile da accettare, per una questione culturale di tradizione di rispetto dei defunti e dei loro luoghi di riposo, ma rimane il fatto che i cimiteri sono dei veri e propri giacimenti di rame a cielo aperto – tra fioriere, placche, targhe e via di seguito – che fanno non poca gola ai ladri. Un esempio fra gli altri sul blog di Scordia, un piccolo paese in provincia di Catania:

Nemmeno gli oggetti lasciati sulle tombe del cimitero per onorare i propri cari sono al sicuro. Durante la scorsa notte, infatti, ignoti si sono introdotti all’interno del cimitero comunale ed hanno rubato venti vasi in rame e  bronzo. I carabinieri della compagnia di Palagonia, con l’ausilio dei colleghi della locale stazione, hanno avviato delle attività d’indagine, dopo la denuncia dell’avvenuto furto da parte del responsabile del cimitero, al fine di far luce sulla vicenda.

Tra i metalli che hanno già l’oltrepassato il picco troviamo invece l’oro. Ricercato dagli uomini da sempre, simbolo di prestigio, di potere e di ricchezza per eccellenza, sembra quasi incredibile che l’oro abbia già oltrepassato il picco senza che la cosa suscitasse particolare clamore. Commenta Crisis:

Pure, questa risorsa NON è stata sostituita da qualcosa di similare ANZI viene ricercata con furore ed intensità mai raggiunti prima. Nuovi produttori si affacciano all’orizzonte ed enormi sforzi sono stati compiuti, affrontando costi monetari ed ambientali tremendi,  per aumentarne la produzione.Tutto inutile.

Non solo il picco di questa risorsa è avvenuto, intorno al 2001 ma il raddoppio delle quotazioni non è stato in grado che di rallentare il declino della produzione mondiale, attualmente intorno al 3% all’anno.

Sto parlando dell’ORO.

Sto parlando del PICCO DELL’ORO.

E sto parlando di UN FATTO.

Non una teoria.

Una risorsa, (un elemento, per meglio dire), che è stato forsennatamente ricercato durante tutta la storia dell’umanità ha raggiunto il suo apice produttivo e lentamente declina.

[…]

Ed è passato quasi inosservato, benché qualcuno del settore se ne fosse accorto, già nei primi anni DOPO il raggiungimento del Picco.

Il massimo della produzione mondiale è stato raggiunto infatti nel 2001.

Nonostante il quadruplicamento delle quotazioni, da 271 a oltre 1000 dollari, negli ultimi 8 anni la produzione globale è costantemente diminuita, benchè nuovi produttori si affacciassero prepotentemente sul mercato, in particolar modo la solita Cina che ha scavalcato il SudAfrica diventando il primo produttore mondiale.

[…] Ad esempio un produttore storico come il Sudafrica, per oltre un secolo il leader assoluto ed incontrastato della classifica dei produttori, ha avuto un vero e proprio crollo della produzione, pari al 38% nel periodo 2001-2009, ovvero circa un 6.6% all’anno.

Questo tasso, curiosamente è assai simile a quello previsto, calcolato e stimato per la fase successiva al raggiungimento del Picco del Petrolio ed è stato verificato in MOLTI distretti petroliferi, con importanti eccezioni in peggio, nei siti più intensamente e tecnologicamente sfruttati.

Grazie all’enorme parallelo aumento della produzione Cinese la produzione mondiale dell’oro è calata solo del 1.3% all’anno (dopo 115 anni di crescita continua) nonostante nello stesso periodo di tempo le quotazioni siano aumentate mediamente del 15% all’anno.

Nel periodo trascorso dal picco, sette anni per l’articolo citato, la produzione è calata del 12% mentre i prezzo sono aumentati del 225% (e, come visto, non è finita).

Possiamo dire quindi una cosa, una volta e per tutte.

LA TEORIA che, con i dovuti investimenti, la produzione di una risorsa non rinnovabile possa sempre seguire la domanda, ALLA PROVA DEI FATTI si è rivelata sbagliata.

Concludendo, il problema dell’esaurimento delle risorse non riguarda esclusivamente le fonti di energia, ma anche e soprattutto le materie prime sulle quali si è basato il progresso tecnologico dall’inizio dei tempi. Curiosamente, però, è una tematica su cui ben pochi si soffermano e che riceve ancora pochissima attenzione dai mezzi di comunicazione.


2 Commenti a questo articolo

  1. Sandro kensan says:

    Grave problema, peccato che poca gente si interessi a queste tematiche e che non ci sia un seguito popolare.

  2. lele says:

    il picco del petrolio è stato facilmente raggiunto nell’estate 2008 e quello ben più grave è la mancanza futura di materie prime per avere forme di energia alternative (vedi fotovoltaico,eolico e celle ad idrogeno.Il futuro è legato all’energia che si produce.

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