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L’ecoguida di Greenpeace all’elettronica verde

E’ da poco stato pubblicato il rapporto annuale di Greenpeace sui produttori più attenti all’ambiente. Domina la Nokia, mentre Nintendo fa da inglorioso fanalino di coda. Una rassegna sull’impatto ambientale dei prodotti elettronici ormai d’uso quotidiano


L’ecoguida di Greenpeace all’elettronica verde

Anche questo autunno è arrivata puntuale l’Ecoguida di Greenpeace all’elettronica.

Dall’agosto 2006 l’associazione ambientalista stila una vera e propria classifica dei produttori di elettronica, pc, cellulari, lettori mp3 e tutti gli altri dispositivi digitali che ormai sono parte integrante della nostra vita, ordinandoli in base al loro quoziente “verde”.

Il problema, infatti, è rispondere alla domanda: “Quanto queste aziedne incidono sull’ambiente?“.

Ce lo dice Greenpeace, monitorando ogni realtà sotto tutti gli aspetti, dalla produzione allo smaltimento dei rifitui e degli scarti.

Il rapporto di quest’anno evidenzia alcuni miglioramenti, qualche segnale poco confortante, alcuni peggioramenti e conferma il posto più alto del podio per un’azienda che si trova in testa alla classifica da ormai quattro anni: la Nokia.

Onegreentech spiega come viene compilata la classifica:

L’associazione ambientalista esamina periodicamente, con cadenza trimestrale, l’andamento di processi produttivi e beni delle principali multinazionali del settore.

Alle aziende sottoposte a continuo monitoraggio Greenpeace chiede di eliminare dalla produzione sostanze tossiche come PVC (cloruro di polivinile) e BFRs (ritardanti di fiamma bromurati), di gestire in modo responsabile l’intero ciclo di vita di un bene di consumo, di incrementare ritiro e riciclabilità dei prodotti e infine di ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Nei criteri di giudizio sono inclusi la percentuale di energia rinnovabile utilizzata e il grado di efficienza energetica.

Greenpeace guarda a risultati effettivi, non a operazioni di greenwashing, che – anzi – vengono duramente stigmatizzate, come ricorda sempre Onegreentech:

Troppo “greenmarketing” e poca sostanza sembra caratterizzare l’universo delle aziende del settore. I soli progressi riscontrati riguardano l’eliminazione delle sostanze tossiche e la gestione dei rifiuti elettronici.

Greenpeace chiede alle imprese un più efficace impegno sia sul piano internazionale a sostegno della riduzione globale delle emissioni climalteranti sia a livello aziendale con un maggior sforzo per tagliare in casa propria.

Per Mel Francis, responsabile della campagna Climate and Energy:

È veramente deludente che queste società così innovative e in rapida evoluzione si stiano muovendo lentamente verso una regolamentazione delle emissioni globali quando potrebbero trasformarla in una opportunità d’oro per il loro business

Anche le dichiarazioni disattese vengono monitorate e punite con un minore punteggio in classifica, come spiega Ecodiario:

“Greenpeace prende molto sul serio gli impegni volontari delle imprese, che devono rispettare quanto promesso -spiega Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace -. Non ci sono scuse per non mantenere gli impegni presi, visto che altre imprese li stanno rispettando: ad esempio, la nuova linea di prodotti Apple è praticamente priva di Pvc e assolutamente senza Bfrs”.

A tenere saldamente la vetta della classifica, come si è detto, è anche quest’anno la Nokia. Scrive Iochiamo:

La vetta della classifica è stata riconquistata da Nokia. Il colosso finlandese ha totalizzato ben 7,5 punti su 10, media incontrastata che nessuno è riuscito a superare. Segue subito dopo Samsung con un discreto 6,9 e Sony Ericsson che ora vanta di 6,5 punti. Queste sono le poche note positive del documento. Il seguito è tutto una serie di penalizzazioni e proteste della Greenpeace contro grandi marchi come per esempio la Nintendo. L’azienda persevera infatti nel presentare al mercato prodotti contenenti molte sostanze nocive. Nonostante i tanti appelli e proteste nessun minimo cenno di cambiamento. Ecco perchè si ritrova in ultima posizione.

Tra i penalizzati trovano posto anche Dell e Lenovo. Esse hanno infatti ritardato l’impegno preso con Greenpeace per eliminare definitivamente dai propri prodotti PVC e BFRs. Le tante parole non si sono concretizzate in fatti ed eccole presenti tra gli ultimi posti.

Ecologiae spiega le ragioni di questa leadership incontrastata:

Ciò che fa di Nokia il miglior eco-produttore è il sistema di ritiro dell’usato, presente in 84 Paesi in tutto il mondo, che consente di evitare uno spreco inutile di materiale e diminuisce i rifiuti tecnologici, tra i più pericolosi in assoluto. Il punteggio di 7,5 su una scala da 1 a 10 è dovuto anche ad una buona comunicazione con i clienti e la bassa tossicità delle componenti utilizzate nei suoi telefonini.

Confermano la seconda e terza posizione Samsung e Sony Ericsson, ma con un incremento del punteggio. Se 6 mesi fa, all’ultimo controllo, la differenza tra Nokia e Samsung era enorme, ora i coreani hanno fatto un grosso balzo in avanti guadagnando un punteggio di 7,1, poco sotto Nokia, grazie al nuovo impegno per la diminuzione dei gas ad effetto serra. Anche gli altri criteri raggiungono buone votazioni, grazie all’eliminazione del PVC, ritardanti di fiamma bromurati, e all’impegno nell’eliminazione di tutti i materiali tossici entro il 2012. Bene anche il tasso di riciclo della plastica (16,1%). Un po’ più indietro invece rimane Sony-Ericsson, che ha punteggi simili a quelli di Samsung in tutto, tranne che nel riciclaggio, il quale stenta a decollare.

Marketing Journal riepiloga le posizioni delle altre aziende:

Bene Philips, che passa dal decimo al quarto posto (5,9 punti) con una buona valutazione per quel che riguarda eliminazione di sostanze tossiche ed efficienza. Alla società viene tuttavia chiesto un maggiore impegno sul riciclaggio dei rifiuti elettronici.
Migliora leggermente Toshiba (5,7 punti) alla quale Greenpeace riconosce il lavoro fatto sul fronte della rendicontazione sui tassi di riciclaggio dei prodotti, mentre Motorola, sesta con un punteggio di 5,3, non riesce a tenere il passo dei suoi diretti concorrenti che occupano posizioni più alte in classifica.

A Sharp, settima con 5,1 punti, Greenpeace chiede maggiore impegno sui criteri relativi allo smaltimento di rifiuti elettronici e nella rendicontazione dell’efficienza energetica, mentre viene premiata Sony, che passa dal dodicesimo all’ottavo posto grazie alle politiche adottate sulle sostanze chimiche e sui rifiuti elettronici.

Questa volta ci sono lodi anche per Apple, che passa dall’undicesimo al nono posto grazie all’impegno nella rimozione delle sostanze tossiche dai suoi prodotti. Le viene chiesto un maggiore impegno nella gestione dei rifiuti e sul versante energetico, tuttavia le si riconosce una sorta di “primato” tra i produttori di pc.

Proprio la Apple è stata oggetto di una campagna da parte di Greenpeace negli anni passati, che hanno portato a qualche miglioramento dal punto di vista dell’impatto ambientale, che l’associazione non ha mancato di riconoscere. Quali siano questi punti a favore lo dice It’s green ecology:

- Eliminazione di sostanze nocive: MacBook, MacBook Pro e MacBook Air presentano strutture in alluminio e vetro altamente riciclabili, schermi senza mercurio e vetro privo di arsenico. Schede per circuiti stampati, componenti elettrici, parti meccaniche e cavi interni sono privi di BFR e PVC.

- Efficienza energetica della famiglia MacBook: MacBook Pro 15″ consuma solamente 18W quando inattivo con lo schermo accesso, meno di un terzo di una normale lampadina da 60W, superando così ampiamente i requisiti Energy Star.

- Schermi LED a risparmio energetico: la tecnologia degli schermi LED a risparmio energetico è ora presente su MacBook, MacBook

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Air, MacBook Pro e LED Cinema Display. Lo schermo a retroilluminazione LED di MacBook utilizza il 30% in meno di energia rispetto agli schermi a retroilluminazione CCFL tradizionali.

- Riduzione del consumo di energia: dalla prima generazione di computer iMac a quella attuale, il consumo di energia del sistema in stop è diminuito del 93% grazie ai miglioramenti apportati alla gestione dell’alimentazione della CPU e a una maggiore efficienza dell’hardware.

- Revisione degli imballaggi: l’imballaggio della quarta generazione di iPod nano è più leggero del 32% e utilizza un volume del 54% inferiore rispetto alla prima generazione.

Fanalino di coda ed esempio di totale indifferenza alle tematiche ambientali è invece Nintendo, come riporta Libere espressioni:

NINTENDO resta il fanalino di coda della classifica ma aumenta il punteggio
a 1 (da 0,8) per aver prodotto console da gioco con cavi senza PVC. Non usa
ftalati e monitora l’uso di berillio e antimonio. Nintendo perde punti sui criteri
energetici, aumentando le sue emissioni di gas serra per il secondo anno
consecutivo.

Nonostante i miglioramenti riscontrati nei processi produttivi, risulta invece sempre molto scarsa l’adesione da parte delle aziende alla proposta di ridurre le proprie emissioni per combattere i cambiamenti climatici. Commenta Ecoblog:

Per quanto riguarda l’intenzione della aziende a ridurre le proprie emissioni per combattere i cambiamenti climatici, così come ha chiesto loro anche il Principe Carlo, purtroppo solo Philips, Acer e Samsung si sono dette favorevoli ai tagli. Apple, Microsoft e la prima classificata Nokia non sono ancora disponibili a scendere in campo.


Post pubblicato da: il 27 ottobre 2009 - 31 posts su Green Magazine.

Sito web: http://www.tostoini.it

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3 Commenti a questo articolo

  1. Elena says:

    C’è qualcosa che non mi torna. Nokia è il produttore più attento all’ambiente… ma non è anche il fornitore del governo iraniano – come si legge in rete – della tecnologia per censurare la comunicazione in quel paese?

  2. Roberta Ragona says:

    Ciao Elena,
    la tua osservazione è corretta, Nokia è al centro di un dibattito sulla rete proprio per la questione delle tecnologie fornite al governo iraniano. Il rapporto di Greenpeace mette sotto osservazione principalmente gli aspetti relativi all’impatto ambientale del lavoro delle case produttrici, penso stia a noi utilizzare questo dato, insieme a tutte le altre informazioni disponibili in rete ed altrove sul comportamento delle aziende, per fare una scelta consapevole, senza limitarsi ad un aspetto o l’altro, ma guardando a tutto il quadro d’insieme.

  3. Francis says:

    Ok Roberta, guardiamo al quadro di insieme ma mi risulta un po’ difficile: così difficile da obbligarmi a chiedere se è più importante la tutela ambientale o la salvaguardia delle libertà fondamentali di un individuo, in qualsiasi parte del mondo viva…

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